Nel 2022 sono sbarcati 34.474 migranti
— di Marco Giovanniello —
Sono finora 12.372 le persone migranti sbarcate sulle coste da inizio anno (dati del 20 febbraio). Nello stesso periodo, lo scorso anno furono 4.701 mentre nel 2021 furono 3.820. Il dato è stato diffuso dal ministero degli Interni
È veramente impossibile pensare oggi che si possa ancora tollerare l’illegalità degli sbarchi perché, chiudendo un occhio, in qualche modo si dà una mano a “quella povera gente”. Non si à una mano a nessuno se lo si lascia giocare a una roulette russa in cui può morire affogato o bruciato.
Se non abbiamo la voglia di aprire le porte, trovandoci sommersi da un un numero intollerabile di persone in cerca di lavoro e assistenza in un’Italia che non ha lavoro né assistenza da offrire, dobbiamo reprimere, eliminare definitivamente i barconi e i loro scafisti. Questo vuol dire usare la Marina Militare per intercettare i barconi, esattamente come quella tunisina fa con i nostri pescherecci quando ritiene che sconfinino.
Chi arriva a Lampedusa dev’essere riportato alla spiaggia, al porto da cui era partito, senza se e senza ma. Gli scafisti, sempre che non li si lasci alla folla che li lincerebbe, devono marcire in galera per decenni. I Governi che tollerano il fenomeno devono essere oggetto di sanzioni e capire che la presenza dei loro connazionali regolari in Italia è subordinata alla collaborazione perché questi viaggi della morte non partano più.
Mai più si ripeta quello che vediamo oggi, costi quel che costi. Insieme a quei cadaveri seppelliamo per sempre il buonismo.
Costruire il futuro con i migranti e i rifugiati
Papa Francesco
Il senso ultimo del nostro “viaggio” in questo mondo è la ricerca della vera patria, il Regno di Dio inaugurato da Gesù Cristo, che troverà la sua piena realizzazione quando Lui tornerà nella gloria. Il suo Regno non è ancora compiuto, ma è già presente in coloro che hanno accolto la salvezza. «Il Regno di Dio è in noi. Benché sia ancora escatologico, sia il futuro del mondo, dell’umanità, allo stesso tempo si trova in noi».
La città futura è una «città dalle salde fondamenta, il cui architetto e costruttore è Dio stesso» (Eb 11,10). Il suo progetto prevede un’intensa opera di costruzione nella quale tutti dobbiamo sentirci coinvolti in prima persona. Si tratta di un meticoloso lavoro di conversione personale e di trasformazione della realtà, per corrispondere sempre di più al piano divino. I drammi della storia ci ricordano quanto sia ancora lontano il raggiungimento della nostra meta, la Nuova Gerusalemme, «dimora di Dio con gli uomini» (Ap 21,3). Ma non per questo dobbiamo perderci d’animo. Alla luce di quanto abbiamo appreso nelle tribolazioni degli ultimi tempi, siamo chiamati a rinnovare il nostro impegno per l’edificazione di un futuro più rispondente al progetto di Dio, di un mondo dove tutti possano vivere in pace e dignità.
Dice il Signore: «Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi» (Mt 25, 34-36).
Costruire il futuro con i migranti e i rifugiati significa anche riconoscere e valorizzare quanto ciascuno di loro può apportare al processo di costruzione. Mi piace cogliere questo approccio al fenomeno migratorio in una visione profetica di Isaia, nella quale gli stranieri non figurano come invasori e distruttori, ma come lavoratori volenterosi che ricostruiscono le mura della nuova Gerusalemme, la Gerusalemme aperta a tutte le genti (cfr Is 60,10-11).
Nella medesima profezia l’arrivo degli stranieri è presentato come fonte di arricchimento: «Le ricchezze del mare si riverseranno su di te, verranno a te i beni dei popoli» (60,5). In effetti, la storia ci insegna che il contributo dei migranti e dei rifugiati è stato fondamentale per la crescita sociale ed economica delle nostre società. E lo è anche oggi. Il loro lavoro, la loro capacità di sacrificio, la loro giovinezza e il loro entusiasmo arricchiscono le comunità che li accolgono Ma questo contributo potrebbe essere assai più grande se valorizzato e sostenuto attraverso programmi mirati. Si tratta di un potenziale enorme, pronto ad esprimersi, se solo gliene viene offerta la possibilità.