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BIO-ON: Unfair Game, a Milano il documentario sull’ex unicorno

BIO-ON: UNFAIR GAME, A MILANO IN ANTEPRIMA NAZIONALE IL DOCUMENTARIO CHE SVELA LA STORIA DELLA STARTUP ITALIANA CHE PRODUCEVA PLASTICA 100% BIODEGRADABILE, L’UNICORNO HIGH-TECH DISTRUTTO DA UNA LUNGA SERIE DI FAKE-NEWS.

“Bio-On Unfair Game” è il titolo del documentario che sarà presentato in anteprima nazionale a Milano il 13 giugno presso il Consiglio Regionale della Lombardia. Nell’inchiesta si ripercorre la storia della startup high-tech italiana che, grazie a una rivoluzionaria e innovativa tecnologia, era in grado di accelerare la sostituzione della plastica inquinante con un’alternativa completamente ecologica: polimeri biodegradabili al 100%. Un’ascesa bloccata nel 2019 a causa di un attacco orchestrato da un piccolo fondo d’investimento USA, che ha speculato sul crollo in borsa del titolo, innescandolo tramite la diffusione in rete di un video denso di fake-news

Sarà presentato in anteprima nazionale giovedì 13 giugno alle ore 16 presso la sala Gonfalone di Palazzo Regione Lombardia (“Pirellone”) il documentario dal titolo “Bio-On Unfair Game”, che racconta ascesa e crollo della start-up che produceva plastica biodegradabile al 100%, senza impatto ambientale. La mission di Bio-On era accelerare la sostituzione dei tradizionali materiali plastici con un’alternativa completamente ecologica, grazie a una tecnologia che utilizzava come materie prime gli scarti derivanti dalla produzione agricola e agroindustriale. Il progetto, fondato da Marco Astorri e Guido Cicognani, ebbe talmente successo da permettere alla start-up di raggiungere una capitalizzazione di mercato superiore al miliardo di euro, facendola entrare nell’esclusivo club degli “unicorni” della Borsa Italiana e, a fine 2018, venir classificata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri Golden Power Company, azienda strategica d’interesse nazionale.

Bio-On vantava una vasta rete di collaborazioni con istituzioni accademiche nazionali e internazionali, e 69 progetti di ricerca attivi, con centri d’eccellenza come le Università di Milano, Bologna, Napoli, il “Consorzio Futuro e Ricerca” di Ferrara, la University of Hawaii e la Clarkson University in USA, oltre alla Tampere University in Finlandia. Inoltre, BioOn era titolare o licenziataria esclusiva di 27 famiglie brevettuali, che includevano oltre 100 titoli di privativa, come riconosciuto dal Tribunale di Bologna al momento del default. Questi brevetti coprivano sia processi produttivi sia prodotti e applicazioni, costituivano un asset strategico di enorme valore e attestavano la capacità innovativa e il potenziale di mercato dell’azienda, la cui solidità finanziaria era garantita dalla certificazione dei bilanci effettuata da colossi della consulenza contabile come PriceWaterHouseCoopers® e successivamente Ernst&Young®. Con un tale pedigree, Bio-On consolidò la propria posizione di astro nascente nel settore dei bio-polimeri, a livello nazionale e internazionale.

Le cose cambiarono drammaticamente nel 2019 a causa di un attacco orchestrato da Quintessential, piccolo fondo d’investimento USA, che, avendo – come si scoprì in seguito – posizioni speculative “short-term” sulle sue azioni, hanno innescato, tramite la diffusione in rete di un video denso di fake-news e parte di una vera e propria campagna di black PR su Bio-On, panico tra gli investitori e il successivo rapido crollo del valore in borsa. Poco tempo dopo, la Procura di Bologna avviò un’indagine basata proprio sulle accuse di Quintessential – il cui primo indirizzo operativo corrispondeva a quello di un noto museo d’arte americano – dando inizio a un processo che, paradossalmente, portò allo stato di fermo temporaneo del CEO di Bio-On Marco Astorri, accusato di presunte false comunicazioni al mercato, e al sequestro dei beni di altri membri dei management, per decine di milioni di euro, sviluppi che hanno contribuito alla sospensione delle operazioni e alla successiva bancarotta e dichiarazione di fallimento di Bio-On.

In seguito, però, una valutazione indipendente ha rivelato che – nonostante i report dei fondi shortermisti che la definivano “una scatola vuota indebitata per decine di milioni di euro” – il valore degli asset residui di Bio-On era ricompreso tra i 95 e i 140 milioni di euro, scoperta che ha suscitato ulteriori dubbi sull’adeguatezza delle decisioni legali e finanziarie che – secondo i professionisti intervistati – hanno causato la forse troppo frettolosa “liquidazione” di Bio-On, tramite “aste al ribasso” che hanno rapidamente portato alla sua totale dissoluzione.

Il documentario, realizzato da un team di giornalisti d’inchiesta, racconta l’intera storia di Bio-On, tutt’altro che conclusa, visto che il processo al tribunale di Bologna è ancora in corso. La difesa dei fondatori di Bio-On ha enfatizzato, con una lunga carrellata di testimonianze, la validità della gestione dei vertici aziendali, ma soprattutto l’enorme conflitto d’interessi gravante sulle società che hanno speculato sul crollo del titolo, le stesse che hanno confezionato e veicolato il video potenzialmente diffamatorio che ha generato il panico in borsa.

La vicenda raccontata nella video-inchiesta evidenzia inoltre le vulnerabilità delle startup innovative italiane nel navigare mercati finanziari complessi e spesso imprevedibili, e sottolinea anche le carenze della supervisione da parte delle autorità finanziarie nazionali, Consob in testa, il cui ruolo dovrebbe essere quello di monitorare le fluttuazioni di mercato e intervenire in difesa del mercato stesso; invece, nonostante segnali di trading irregolare e il crollo repentino delle azioni, le iniziative intraprese da Consob – secondo quanto dichiarato dagli intervistati – si sono rivelate assenti o comunque del tutto insufficienti e non tempestive, se non addirittura controproducenti, sollevando interrogativi sulla loro efficacia e sulla necessità di avviare concrete riforme legislative per proteggere gli interessi di investitori e risparmiatori, tanto che è di questi giorni la notizia che due tra i più importanti studi legali italiani stanno valutando l’avvio di azioni di tutela generalizzata (“class-action”) a tutela degli investitori danneggiati dal crollo di BioOn.

Gli ultimissimi sviluppi giudiziari sono stati, se possibili, ancora più eclatanti: durante la sua audizione, l’autore del video diffamatorio Gabriel Grego, ascoltato in Aula a Bologna il 14 maggio scorso, ha ammesso di aver avuto un interesse economico diretto nella caduta del titolo Bio-On, avendo dialogato attivamente con fondi d’investimento e speculativi short-term, i quali avrebbero acquistato tra il 2 e i 3% delle azioni di Bio-On, e che gli avrebbero commissionato – tramite un apposito contratto – un report sull’azienda, report che venne confezionato da Grego con taglio negativo tale da generare il crollo del titolo. Proprio in quell’occasione, il 14 maggio, a Grego – che ha confermato di aver guadagnato svariati milioni di euro di fee da quell’operazione – è stata notificata una citazione per danni, da parte dei legali dei fondatori di BioOn, per complessivi 270 milioni di euro.

Peraltro Grego non pare essere nuovo a questo genere di operazioni: Quintessential creò una posizione speculativa “short” dell’azienda tecnologica britannica Darktrace nel 2023, e poi pubblicò – analogamente a quanto fatto con BioOn – un report nel quale si denunciavano una serie di presunte irregolarità della società in questione, generando il crollo del valore delle azioni alla borsa di Londra, finché un contro-report molto dettagliato di Ernst&Young certificò il buono stato di salute dell’azienda di sicurezza informatica, bloccando l’emorragia di valore.

L’appuntamento del 13 giugno, voluto da Paola Pizzighini, membro del Consiglio Regionale della Lombardia, sarà l’occasione per andare più a fondo nella vicenda anche grazie alle interviste a Massimo Degli Esposti, giornalista con 40 anni di esperienza nelle inchieste economiche, Paolo Galli, scienziato di fama internazionale e allievo del premio Nobel Giulio Natta, Marco Rivoira, industriale e partner di BioOn per il packaging biodegradabile per la grande distribuzione, Luca Poma, Professore in Scienze della Comunicazione e Reputation management all’Università LUMSA di Roma e all’Università della Repubblica di San Marino, Stefano Commodo, Avvocato civilista dello Studio Ambrosio & Commodo, e Nicola Menardo, Avvocato penalista dello Studio Grande Stevens, Tiziana Beghin, Europarlamentare e portavoce del M5S a Bruxelles, nonché Alessandro Narducci, uno dei rappresentanti dei risparmiatori danneggiati.

È prevista la presenza di persona all’evento di Marco Astorri, co-fondatore di BioOn, alla sua prima uscita pubblica dopo il crollo dell’azienda.

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