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	<title>SOCIETÀ Archives - Trendiest</title>
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	<description>Agenzia di stampa, giornalismo e comunicazione</description>
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	<title>SOCIETÀ Archives - Trendiest</title>
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		<title>Friendflation: quando la vita sociale diventa un lusso. Dal Regno Unito all’Italia, la pressione economica dei rapporti tra amici</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Brambilla]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Sep 2025 09:46:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SOCIETÀ]]></category>
		<category><![CDATA[friendflation]]></category>
		<category><![CDATA[“parità” tra amici]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Friendflation: quando la vita sociale diventa un lusso Dalla cena fuori al weekend all’estero per un addio al nubilato: le spese sociali sono sempre più percepite come un obbligo. E giovani e famiglie iniziano a pagarne il prezzo. Sui social siamo costantemente bombardati da fotografie che mostrano uno stile di vita invidiabile. E anche se [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1 data-start="228" data-end="359">Friendflation: quando la vita sociale diventa un lusso</h1>
<p data-start="361" data-end="540"><strong data-start="361" data-end="540">Dalla cena fuori al weekend all’estero per un addio al nubilato: le spese sociali sono sempre più percepite come un obbligo. E giovani e famiglie iniziano a pagarne il prezzo.</strong></p>
<p data-start="361" data-end="540">Sui social siamo costantemente bombardati da fotografie che mostrano uno stile di vita invidiabile. E anche se non ne abbiamo i mezzi, rifiutare l&#8217;occasione di incontrare un amico può essere difficile. Il termine &#8220;<strong>friendflation</strong>&#8221; descrive la combinazione di pressioni (spesso involontarie) da parte del nostro entourage e del contesto inflazionistico. Un termine italiano non è ancora stato coniato, ma probabilmente è in fase di elaborazione, una via di mezzo fra &#8220;cazzeggio fra amici&#8221; e l&#8217;antico &#8220;voglio ma non posso&#8221;.</p>
<p data-start="361" data-end="540">La &#8220;friendflation&#8221; può colpire chiunque, indipendentemente dall&#8217;età e dal contesto sociale.</p>
<p data-start="542" data-end="846">Nel Regno Unito, la stampa internazionale ha ribattezzato appunto il fenomeno<strong> <em data-start="612" data-end="627">friendflation</em></strong>: l’inflazione da amicizia. Un termine coniato dal <em data-start="678" data-end="695">Financial Times</em> per descrivere la pressione a spendere sempre di più pur di tenere il passo con amici e conoscenti, spesso alimentata da ciò che si vede sui social.</p>
<h1 data-start="228" data-end="359">Dal Regno Unito all’Italia, la pressione economica dei rapporti tra amici</h1>
<h3 data-start="848" data-end="870">Il caso britannico</h3>
<p data-start="872" data-end="1189">Secondo l’<strong>Office for National Statistics</strong>, la spesa media settimanale per famiglia è salita a <strong data-start="965" data-end="976">£567,70</strong> nell’anno finanziario 2022-2023, ma in termini reali è diminuita del 4% rispetto all’anno precedente. Nonostante ciò, settori come ristorazione, hotel e intrattenimento hanno continuato a crescere nominalmente.</p>
<p data-start="1191" data-end="1688">L’impatto più evidente si registra nelle spese sociali legate a matrimoni, compleanni e viaggi tra amici: per partecipare a un matrimonio come invitato si superano le <strong data-start="1358" data-end="1366">£450</strong> di spesa media, mentre un addio al celibato o al nubilato internazionale può facilmente arrivare oltre le <strong data-start="1473" data-end="1483">£1.200</strong>. In un contesto di salari stagnanti e inflazione elevata, molti giovani adulti raccontano al <strong>Financial Times</strong> di aver dovuto rifiutare inviti per mancanza di mezzi, con il conseguente timore di esclusione dal gruppo.</p>
<h3 data-start="1690" data-end="1706">E in Italia?</h3>
<p data-start="1708" data-end="2117">Nel nostro Paese, fenomeni analoghi stanno emergendo, sebbene con cifre più contenute. Secondo <strong>dati ISTAT</strong>, la spesa per ristoranti e alberghi è cresciuta del <strong data-start="1866" data-end="1876">+13,2%</strong> nel 2023, trainata soprattutto dai consumi dei giovani under 35. Anche in Italia i social alimentano la pressione: viaggi “instagrammabili”, cene in locali alla moda e feste sempre più costose vengono percepiti come tappe quasi obbligate.</p>
<p data-start="2119" data-end="2354">Un’<strong>indagine SWG</strong> del 2024 ha mostrato che oltre il <strong data-start="2169" data-end="2197">40% dei giovani italiani</strong> dichiara di sentirsi in difficoltà economica nel sostenere le spese legate alla vita sociale. Tra i più citati: concerti, vacanze brevi e cene fuori casa.</p>
<h3 data-start="2356" data-end="2393">Quali spese hanno davvero valore?</h3>
<p data-start="2395" data-end="2808">Il <em data-start="2398" data-end="2415">Financial Times</em> sottolinea che non tutte le uscite sociali sono “spese sprecate”: alcune hanno un forte valore emotivo e relazionale. Le più “giustificate” sono quelle legate a esperienze memorabili e significative come compleanni, anniversari, riunioni familiari, mentre quelle motivate solo dall’apparire online o dall’imitazione degli stili di vita altrui rischiano di trasformarsi in costi insostenibili.</p>
<h1 data-start="2810" data-end="2857">Una questione culturale, non solo economica</h1>
<p data-start="2859" data-end="3261">Gli esperti intervistati dal <em data-start="2398" data-end="2415">Financial Times</em> osservano che il problema non è l’esistenza di spese sociali, ma la mancanza di strumenti culturali per dire “no” senza sentirsi esclusi. Creare un equilibrio alternando momenti costosi ad attività gratuite come picnic, passeggiate, visite a musei o cene casalinghe potrebbe essere la via per mantenere la vita sociale viva senza compromettere i bilanci familiari.</p>
<p data-start="1964" data-end="2414">Il FT sottolinea che l’uso dei social media e la cultura dell’esperienza hanno amplificato le aspettative: non si tratta solo del desiderio di uscire con amici, ma del bisogno di far vedere di poter partecipare. Racconti come quello di Sarah, giovane impiegata che ha dovuto rinunciare a un weekend da £2,500 perché troppo costoso, sono esempi concreti del conflitto tra desiderio sociale e capacità finanziaria.</p>
<p data-start="1964" data-end="2414">Il rapporto sostiene che “parità” tra amici, cioè rispettare i limiti finanziari altrui, ridurre le spese ostentate e alternare attività più care con quelle più economiche, può essere una soluzione sostenibile.</p>
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		<title>Pagare per navigare: l’ascesa dei servizi a pagamento. La frustrazione dei consumatori. Il modello pubblicitario sotto pressione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Brambilla]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Sep 2025 17:56:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SOCIETÀ]]></category>
		<category><![CDATA[servizi a pagamento]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra rincari in bolletta, cali nei profitti pubblicitari e nuove rotte di monetizzazione, internet cerca un nuovo equilibrio globale. Il contesto globale: bollette sempre più salate Negli Stati Uniti, la frustrazione tra i consumatori rispetto ai rincari dei servizi di internet è palpabile. Secondo Broadband Breakfast un’indagine condotta su 2.500 adulti in cinque stati (California, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="148" data-end="204"><strong><span class="relative -mx-px my-[-0.2rem] rounded px-px py-[0.2rem] transition-colors duration-100 ease-in-out">Tra rincari in bolletta, cali nei profitti pubblicitari e nuove rotte di monetizzazione, internet cerca un nuovo equilibrio globale.</span></strong></p>
<h3 data-start="211" data-end="263">Il contesto globale: bollette sempre più salate</h3>
<p data-start="265" data-end="341"><span class="relative -mx-px my-[-0.2rem] rounded px-px py-[0.2rem] transition-colors duration-100 ease-in-out">Negli <strong>Stati Uniti</strong>, la frustrazione tra i consumatori rispetto ai rincari dei servizi di internet è palpabile. Secondo<strong> <span class="" data-state="closed"><span class="ms-1 inline-flex max-w-full items-center relative top-[-0.094rem] animate-[show_150ms_ease-in]" data-testid="webpage-citation-pill"><a class="flex h-4.5 overflow-hidden rounded-xl px-2 text-[9px] font-medium text-token-text-secondary! bg-[#F4F4F4]! dark:bg-[#303030]! transition-colors duration-150 ease-in-out" href="https://broadbandbreakfast.com/survey-rising-internet-bills-add-to-consumer-frustration-amid-inflation/?utm_source=chatgpt.com" target="_blank" rel="noopener"><span class="relative start-0 bottom-0 flex h-full w-full items-center"><span class="flex h-4 w-full items-center justify-between overflow-hidden"><span class="max-w-full grow truncate overflow-hidden text-center">Broadband Breakfast</span></span></span></a></span></span> </strong>un’indagine condotta su 2.500 adulti in cinque stati (California, Texas, Florida, New York e Pennsylvania) mostra un incremento medio mensile da <strong data-start="255" data-end="270">81 $ a 98 $</strong>, portando alla richiesta di interventi regolatori e un ritorno del programma <strong data-start="348" data-end="375">Affordable Connectivity</strong>, che sosteneva 23 milioni di famiglie a basso reddito</span></p>
<p data-start="343" data-end="380"><span class="relative -mx-px my-[-0.2rem] rounded px-px py-[0.2rem] transition-colors duration-100 ease-in-out">In Europa e in Italia, il contesto non è molto diverso: l’inflazione, i maggiori costi infrastrutturali e gli investimenti nelle reti di nuova generazione (es. 5G e fiber-to-the-home) spingono i prezzi verso l’alto, spesso senza che il valore percepito dagli utenti cresca in modo proporzionale.</span></p>
<h3 data-start="387" data-end="425">Il modello pubblicitario traballa</h3>
<p data-start="427" data-end="582"><span class="relative -mx-px my-[-0.2rem] rounded px-px py-[0.2rem] transition-colors duration-100 ease-in-out">Durante la pandemia, i ricavi pubblicitari online sono schizzati, ma il rallentamento della crescita ha fatto emergere i limiti di un modello basato esclusivamente su annunci. In realtà, i dati rimangono robusti: nel 2024, la pubblicità digitale USA ha registrato <strong data-start="264" data-end="293">258,6 miliardi di dollari</strong>, +14,9% rispetto all’anno precedente, grazie a eventi eccezionali come le elezioni e le Olimpiadi.</span><br data-start="503" data-end="506" /><span class="relative -mx-px my-[-0.2rem] rounded px-px py-[0.2rem] transition-colors duration-100 ease-in-out">A livello mondiale, la pubblicità rimane linfa vitale: entro il 2029 il settore Entertainment &amp; Media arriverà a <strong data-start="113" data-end="140">3,5 trilioni di dollari</strong>, con gli annunci intrappolati tra i maggiori driver di valore, secondo</span> <span class="" data-state="closed"><span class="ms-1 inline-flex max-w-full items-center relative top-[-0.094rem] animate-[show_150ms_ease-in]" data-testid="webpage-citation-pill"><a class="flex h-4.5 overflow-hidden rounded-xl px-2 text-[9px] font-medium text-token-text-secondary! bg-[#F4F4F4]! dark:bg-[#303030]! transition-colors duration-150 ease-in-out" href="https://www.pwc.com/gx/en/issues/business-model-reinvention/outlook/insights-and-perspectives.html?utm_source=chatgpt.com" target="_blank" rel="noopener"><span class="relative start-0 bottom-0 flex h-full w-full items-center"><span class="flex h-4 w-full items-center justify-between overflow-hidden"><span class="max-w-full grow truncate overflow-hidden text-center"><strong>PwC</strong></span></span></span></a></span></span>.</p>
<p data-start="584" data-end="662"><span class="relative -mx-px my-[-0.2rem] rounded px-px py-[0.2rem] transition-colors duration-100 ease-in-out">Tuttavia, piattaforme come<strong> Spotify</strong> stanno lottando: l’advertising vale solo l’11 % del fatturato, molto sotto l’obiettivo del 20 %, e presenta performance deludenti a causa di problemi di esecuzione, flussi strategici in conflitto e investimenti non all’altezza. </span><span class="relative -mx-px my-[-0.2rem] rounded px-px py-[0.2rem] transition-colors duration-100 ease-in-out"><strong>Meta</strong>, dipendente per il 98 % dai ricavi pubblicitari, si trova in una posizione vulnerabile: con una crescita prevista inferiore (da +4,5 % a +3,6 %) a causa di tensioni economiche e tariffe in aumento, la sua tenuta finanziaria è sotto osservazione.</span></p>
<h3 data-start="751" data-end="791">Le risposte: diversificare o morire</h3>
<p data-start="793" data-end="832"><span class="relative -mx-px my-[-0.2rem] rounded px-px py-[0.2rem] transition-colors duration-100 ease-in-out">Come afferma<strong> Nicoletta Corrocher</strong>, docente di Economia Applicata presso l’Università Bocconi di Milano e ricercatrice presso l’ICRIOS , <em>«fondare un business solo sulla pubblicità non basta più»</em>. In quest’ottica, Meta ha aperto al commerce, mentre Instagram e TikTok si sono trasformati in piattaforme chiave per lo shopping.</span></p>
<p data-start="834" data-end="914"><span class="relative -mx-px my-[-0.2rem] rounded px-px py-[0.2rem] transition-colors duration-100 ease-in-out"><strong>Netflix</strong>, padrone dello streaming, alza i prezzi (da 7,99 $ a 17,99 $ per il piano senza pubblicità) confidando nella sua forza culturale e nella varietà originale, trasformata in evento globale. </span><span class="relative -mx-px my-[-0.2rem] rounded px-px py-[0.2rem] transition-colors duration-100 ease-in-out">Per quanto riguarda i media, il passaggio dalla pubblicità pura a modelli ibridi (abbonamenti, paywall, eventi e-commerce) è una via obbligata. Il <strong>Financial Times</strong>, ad esempio, ha tagliato programmi automatici nel suo open exchange, preferendo un’esperienza utente premium e relazioni dirette con i brand.</span></p>
<h3 data-start="1003" data-end="1052">Europa vs USA: sfide simili, approcci diversi</h3>
<p data-start="1054" data-end="1320"><strong data-start="1054" data-end="1075">Negli Stati Uniti</strong>, la domanda di internet è cambiata: secondo <span class="" data-state="closed"><span class="ms-1 inline-flex max-w-full items-center relative top-[-0.094rem] animate-[show_150ms_ease-in]" data-testid="webpage-citation-pill"><a class="flex h-4.5 overflow-hidden rounded-xl px-2 text-[9px] font-medium text-token-text-secondary! bg-[#F4F4F4]! dark:bg-[#303030]! transition-colors duration-150 ease-in-out" href="https://broadbandbreakfast.com/survey-rising-internet-bills-add-to-consumer-frustration-amid-inflation/?utm_source=chatgpt.com" target="_blank" rel="noopener"><span class="relative start-0 bottom-0 flex h-full w-full items-center"><span class="flex h-4 w-full items-center justify-between overflow-hidden"><span class="max-w-full grow truncate overflow-hidden text-center"><strong>Broadband Breakfast</strong> </span></span></span></a></span></span>gli utenti sono pronti a riconoscere che servizi di qualità possono richiedere un costo. L’esempio del broadband cap richiesto dal 76 % dei consumatori ne è un sintomo</p>
<p data-start="1322" data-end="1662"><strong data-start="1322" data-end="1347">In Italia e in Europa</strong>, oltre ai rincari infrastrutturali, la regolazione pesa di più: politiche antitrust, privacy e protezione degli utenti influiscono sul modello <strong>ad-led</strong> (o <em data-start="35" data-end="58">advertising-led model</em>), cioè un modello di business in cui la principale fonte di ricavo deriva dalla pubblicità. La spinta verso abbonamenti, bundle e interoperabilità (ad es. convergenza tv-streaming) riflette una risposta distinta, talvolta più cauta ma anch’essa evolutiva.</p>
<h3 data-start="1322" data-end="1662">Non tutti sono preoccupati</h3>
<p data-start="2387" data-end="2667">In definitiva, la frase di <strong>Nicoletta Corrocher</strong> tocca il cuore del cambiamento: <strong data-start="2455" data-end="2505">serve diffondere il valore oltre la pubblicità</strong>, passando per il commercio, il contenuto esclusivo, la fiducia nel prodotto. Per molti, internet “gratuito” non basta più: stiamo pagando, ma siamo noi stessi, ora a volerlo, perché è giunto il momento di barattare una quantità sterminata di informazioni gratuite con una reale e apprezzabile qualità di contenuti.</p>
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		<title>Bonifici tra parenti e rimesse degli emigrati: quando non sono reddito</title>
		<link>https://trendiest.it/bonifici-tra-parenti-e-rimesse-degli-emigrati-quando-non-sono-reddito/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Brambilla]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 31 Aug 2025 10:52:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SOCIETÀ]]></category>
		<category><![CDATA[donazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Trasferimenti di natura liberale]]></category>
		<category><![CDATA[bonifici tra parenti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo la sentenza della Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado della Puglia di pochi mesi fa (n. 4378/2024), facciamo chiarezza: i trasferimenti di denaro tra familiari non sono automaticamente imponibili. Vale anche per le rimesse dall’estero? E qual è oggi la cornice fiscale in Italia? Trasferimenti di natura liberale e rimesse estere La pronuncia [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="106" data-end="401">Dopo la sentenza della Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado della Puglia di pochi mesi fa (n. 4378/2024), facciamo chiarezza: i trasferimenti di denaro tra familiari non sono automaticamente imponibili. Vale anche per le rimesse dall’estero? E qual è oggi la cornice fiscale in Italia?</p>
<h3 data-start="106" data-end="401"><strong>Trasferimenti di natura liberale e rimesse estere</strong></h3>
<p data-start="403" data-end="927">La pronuncia pugliese (31 dicembre 2024) ha ricordato all’amministrazione che i <strong data-start="483" data-end="565">bonifici tra parenti non possono essere tassati come “reddito” per presunzione</strong>: serve la prova che quelle somme remunerino un’attività imponibile. In quel caso, la Commissione ha dato rilievo alla <strong data-start="684" data-end="702">documentazione</strong> prodotta dal contribuente per dimostrare la natura familiare delle movimentazioni. È un principio ribadito da più commenti specialistici, che richiamano proprio la sentenza n. 4378/2024.</p>
<p data-start="929" data-end="1373">La domanda è se questa impostazione valga <strong data-start="971" data-end="1046">anche per le rimesse inviate dall’estero ai parenti residenti in Italia</strong>. La risposta, in linea generale, è <strong data-start="1082" data-end="1088">sì</strong>. Se il trasferimento ha natura <strong data-start="1120" data-end="1132">liberale</strong> (aiuto familiare, sostegno, dono) e non è il corrispettivo di un lavoro o di un servizio, <strong data-start="1223" data-end="1256">non costituisce reddito IRPEF</strong> per chi lo riceve. In termini fiscali, si tratta di una <strong data-start="1313" data-end="1326">donazione</strong> o “liberalità” e non di un provento tassabile.</p>
<h3 data-start="929" data-end="1373"><strong>Normativa sulle successioni e donazioni</strong></h3>
<p data-start="1375" data-end="1955">È qui che entra in gioco la normativa sulle <strong data-start="1419" data-end="1446">successioni e donazioni</strong>: in Italia le donazioni tra coniuge e parenti in linea retta sono <strong data-start="1513" data-end="1565">esenti fino a 1 milione di euro per beneficiario</strong>; oltre la franchigia si applica l’aliquota del 4% sull’eccedenza. Per fratelli e sorelle la franchigia è 100 mila euro (6% sull’eccedenza), mentre per altri parenti fino al quarto grado non c’è franchigia ma la tassa del 6%. Per gli altri soggetti l’aliquota è dell’8%. Le <strong data-start="1826" data-end="1851">franchigie e aliquote</strong> sono riportate nelle<a href="https://www.agenziaentrate.gov.it/portale/schede/pagamenti/imposta-di-successione/aliquote-e-franchigie?utm_source=chatgpt.com"> schede ufficiali</a> dell’Agenzia delle Entrate con le riduzioni in caso di disabilità.</p>
<p data-start="1957" data-end="2551">Un secondo tassello riguarda la forma della liberalità. La <strong data-start="2016" data-end="2045">Cassazione (n. 7442/2024)</strong> ha chiarito che le <strong data-start="2065" data-end="2100">donazioni informali o indirette</strong>, come il <strong data-start="2110" data-end="2131">bonifico di somme</strong> tra familiari, <strong data-start="2147" data-end="2186">non scontano l’imposta di donazione</strong> se <strong data-start="2190" data-end="2240">non risultano da atti soggetti a registrazione</strong>; ciò non toglie che, se il contribuente le “dichiara” in un atto registrato o in sede di accertamento, possa scattare l’imposta secondo le regole generali. Il punto chiave, ai fini IRPEF, è che <strong data-start="2435" data-end="2460">non diventano reddito</strong> per il solo fatto di essere accreditate su un conto.</p>
<h3 data-start="1957" data-end="2551">Rimesse dall&#8217;estero</h3>
<p data-start="2553" data-end="3096">In passato l’Italia aveva introdotto un prelievo dell’<strong data-start="2629" data-end="2677">1,5% sui money transfer verso Paesi extra-UE</strong> (art. 25-novies, DL 119/2018), cioè sui trasferimenti <strong data-start="2732" data-end="2800">eseguiti tramite istituti di pagamento senza passare da un conto</strong>. Quella imposta è stata <strong data-start="2825" data-end="2837">abrogata</strong> con la <strong data-start="2845" data-end="2871">Legge di Bilancio 2021</strong>: oggi non esiste un balzello ad hoc sulle rimesse, né in uscita né tantomeno <strong data-start="2949" data-end="2963">in entrata</strong> verso l’Italia. Resta naturalmente ferma la normale disciplina su donazioni e antiriciclaggio.</p>
<p data-start="3098" data-end="3721">Sul fronte <strong data-start="3109" data-end="3128">antiriciclaggio</strong>, banche e istituti di pagamento applicano gli obblighi di <strong data-start="3187" data-end="3208">adeguata verifica</strong> e di <strong data-start="3214" data-end="3253">segnalazione di operazioni sospette</strong> previsti dal d.lgs. 231/2007 e dalla normativa UIF/Banca d’Italia. Questo significa controlli sull’identità delle parti e sulla coerenza economica delle somme, non un’imposta extra per il beneficiario. Per chi riceve, la buona regola pratica resta <strong data-start="3502" data-end="3533">conservare la tracciabilità</strong>: causale del bonifico (es. “liberalità familiare”), prova del rapporto di parentela, eventuale corrispondenza che spieghi lo scopo del trasferimento.</p>
<p data-start="4648" data-end="4920" data-is-last-node="" data-is-only-node=""><em><strong>Nota:</strong> questo testo è informativo e non sostituisce il parere di un professionista abilitato; in presenza di situazioni complesse (importi elevati, pluralità di beneficiari, donazioni collegate ad acquisti immobiliari) conviene richiedere un inquadramento personalizzato.</em></p>
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		<title>Comunicare la sostenibilità alle diverse generazioni, senza stereotipi. Greenwashing sotto tiro, “greenhushing” in ascesa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Brambilla]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Aug 2025 05:37:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SOCIETÀ]]></category>
		<category><![CDATA[Greenhushing]]></category>
		<category><![CDATA[greenwashing]]></category>
		<category><![CDATA[La sostenibilità non si racconta più come cinque anni fa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Greenwashing sotto tiro, “greenhushing” in ascesa e nuove regole UE/UK: come cambiano messaggi, canali e immagini nel 2025 Greenwashing: indica la pratica di presentare un prodotto, un servizio o un’azienda come più sostenibile o rispettoso dell’ambiente di quanto non sia in realtà. È una strategia comunicativa ingannevole che utilizza slogan, immagini o certificazioni poco trasparenti [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="75" data-end="201"><strong data-start="75" data-end="201">Greenwashing sotto tiro, “greenhushing” in ascesa e nuove regole UE/UK: come cambiano messaggi, canali e immagini nel 2025</strong></p>
<p data-start="45" data-end="67"><strong data-start="49" data-end="65">Greenwashing: </strong>indica la pratica di presentare un prodotto, un servizio o un’azienda come più sostenibile o rispettoso dell’ambiente di quanto non sia in realtà. È una strategia comunicativa ingannevole che utilizza slogan, immagini o certificazioni poco trasparenti per dare un’impressione “verde” senza che vi sia un reale impatto positivo o una riduzione misurabile delle emissioni. La <strong data-start="473" data-end="500">Direttiva (UE) 2024/825</strong> considera greenwashing le affermazioni ambientali vaghe e non comprovate, come “eco-friendly”, “climate neutral”, “100% green”, se prive di basi scientifiche verificabili.</p>
<p data-start="676" data-end="698"><strong data-start="680" data-end="696">Greenhushing: </strong>è il fenomeno opposto: le aziende scelgono di <strong data-start="763" data-end="781">non comunicare</strong> (o comunicare il minimo possibile) i propri obiettivi e progressi in materia di sostenibilità, pur avendo iniziative reali in corso. È spesso una reazione difensiva al rischio di critiche, accuse di greenwashing o sanzioni regolatorie. Secondo Reuters, sempre più multinazionali parlano meno delle loro strategie ESG per timore di “landmines”, preferendo focalizzarsi sull’esecuzione interna piuttosto che sulla narrazione pubblica.</p>
<h1 data-start="203" data-end="781">La sostenibilità non si racconta come cinque anni fa</h1>
<p data-start="203" data-end="781">Nel 2025 la cornice è duplice: da un lato i regolatori europei e britannici accelerano (e in parte ricalibrano) le norme anti-greenwashing; dall’altro le aziende misurano le parole per paura di contenziosi o backlash, alimentando il “greenhushing”. In mezzo ci sono audience frammentate per età, con abitudini media molto diverse. Tradurre tutto questo in una comunicazione efficace, chiara, verificabile e calda è possibile.</p>
<p data-start="783" data-end="1314"><strong>La prima lezione arriva dalla pubblicità</strong>: nel Regno Unito l’Autorità per gli standard pubblicitari ha vietato uno spot radio di Virgin Atlantic che presentava un volo “<strong data-start="953" data-end="987">100% sustainable aviation fuel</strong>”, giudicato potenzialmente fuorviante per il pubblico. Il messaggio dovrà essere accompagnato da “qualifying information” per non attribuire ai carburanti sostenibili proprietà che non hanno. Un caso-simbolo che chiarisce la soglia probatoria attesa quando si parla di impatti ambientali.</p>
<h2 data-start="1316" data-end="1388">La cornice normativa (aggiornata): cosa cambia tra Bruxelles e Londra</h2>
<p data-start="1390" data-end="1802">L’UE ha approvato nel 2024 la Direttiva (UE) 2024/825 “<strong>Empowering Consumers</strong>”, che inserisce i comportamenti di greenwashing tra le pratiche ingannevoli e mette nel mirino tra l’altro etichette non certificate, claim generici (“eco-friendly”) e affermazioni basate su offset non pertinenti. Gli Stati membri devono recepire le nuove regole entro il <strong data-start="1742" data-end="1763">27 settembre 2026</strong>.</p>
<p data-start="1804" data-end="2393">Sul fronte della <strong data-start="1821" data-end="1847">Green Claims Directive</strong> (la norma che avrebbe imposto verifiche ex-ante e standard comuni per i claim ambientali) la Commissione ha <strong data-start="1956" data-end="1967">sospeso</strong> i negoziati nel giugno 2025, ventilando il ritiro per oneri eccessivi sulle microimprese. In aula si è levata la protesta dei relatori del Parlamento: «<strong data-start="2120" data-end="2203">Today’s victims are European consumers and companies that are truly sustainable</strong>», ha dichiarato l’eurodeputato <strong>Tiemo Wölken</strong>. Il messaggio per i comunicatori è chiaro: anche senza la GCD, l’asticella della verificabilità resta alta.</p>
<p data-start="2395" data-end="2892">Nel <strong data-start="2399" data-end="2414">Regno Unito</strong>, dal <strong data-start="2420" data-end="2437">6 aprile 2025</strong> la Competition and Markets Authority può <strong data-start="2479" data-end="2548">comminare direttamente sanzioni fino al 10% del fatturato globale</strong> per violazioni del diritto dei consumatori, inclusi i claim ambientali ingannevoli. Per il fashion la CMA aveva già inviato una guida dedicata e “lettere di avviso” a grandi brand; nel 2024 Asda, Asos e Boohoo hanno accettato impegni su etichette e informazioni di prodotto dopo l’indagine del regolatore.</p>
<h2 data-start="2894" data-end="2962">“Greenhushing”: perché i brand parlano meno (e come uscirne bene)</h2>
<p data-start="2964" data-end="3471">Le aziende sono sulla lama di un rasoio: comunicare progressi senza esporsi ad accuse di greenwashing. «<strong data-start="3066" data-end="3118">There&#8217;s so many landmines in some of these areas</strong>», ha spiegato a<strong> Reuters</strong> la sustainability chief di Asahi. E ancora: «<strong data-start="3188" data-end="3283">A lot of companies are hesitant, including us, to talk about any of our sustainability work</strong>», finché non ci sono risultati misurabili. Il fenomeno, battezzato <em data-start="3352" data-end="3366">greenhushing,</em> è particolarmente visibile negli USA, ma non risparmia l’Europa.</p>
<p data-start="3473" data-end="3806">In parallelo, gruppi come <strong data-start="3499" data-end="3511">Unilever</strong> stanno ritarare organizzazione e narrativa, fondendo sostenibilità e comunicazione esterna per concentrarsi sull’esecuzione più che sullo slogan. Secondo il <span class="" data-state="closed"><span class="ms-1 inline-flex max-w-full items-center relative top-[-0.094rem] animate-[show_150ms_ease-in]" data-testid="webpage-citation-pill"><a class="flex h-4.5 overflow-hidden rounded-xl px-2 text-[9px] font-medium text-token-text-secondary! bg-[#F4F4F4]! dark:bg-[#303030]! transition-colors duration-150 ease-in-out" href="https://www.ft.com/content/3bbfd0b1-1fe0-4251-829a-c7c818b8a0b2?utm_source=chatgpt.com" target="_blank" rel="noopener"><span class="relative start-0 bottom-0 flex h-full w-full items-center"><span class="flex h-4 w-full items-center justify-between overflow-hidden"><span class="max-w-full grow truncate overflow-hidden text-center">Financial Times</span></span></span></a></span></span> un segnale, per i team comunicazione, che il baricentro si sposta su metriche, governance e priorità concrete.</p>
<h2 data-start="3808" data-end="3873">Generazioni: oltre il luogo comune “solo i giovani sono green”</h2>
<p data-start="3875" data-end="4357">Stereotipi alla mano, si rischia di sbagliare target e messaggio. Un’analisi presentata da Reuters su base Bain (23.000 consumatori) mostra che <strong data-start="4019" data-end="4095">i Baby Boomer risultano preoccupati per l’ambiente quasi quanto la Gen Z</strong>, mentre il prezzo resta un freno trasversale: «Baby boomer consumers as likely to be concerned on environmental issues as Gen Z». La disponibilità a pagare di più per il “sostenibile” esiste, ma entro premi ragionevoli, secondo <span class="" data-state="closed"><span class="ms-1 inline-flex max-w-full items-center relative top-[-0.094rem] animate-[show_150ms_ease-in]" data-testid="webpage-citation-pill"><a class="flex h-4.5 overflow-hidden rounded-xl px-2 text-[9px] font-medium text-token-text-secondary! bg-[#F4F4F4]! dark:bg-[#303030]! transition-colors duration-150 ease-in-out" href="https://www.reuters.com/sustainability/boards-policy-regulation/brandwatch-neither-young-nor-woke-why-brands-need-ditch-sustainable-shopper-2023-12-07/" target="_blank" rel="noopener"><span class="relative start-0 bottom-0 flex h-full w-full items-center"><span class="flex h-4 w-full items-center justify-between overflow-hidden"><span class="max-w-full grow truncate overflow-hidden text-center">Reuters</span></span></span></a></span></span></p>
<p data-start="4359" data-end="5014">Per canali e formati, il quadro è mutato: nel Regno Unito le <strong data-start="4420" data-end="4463">piattaforme online hanno superato la TV</strong> come fonte principale di notizie, con un uso di TikTok, YouTube e Reels particolarmente forte tra i 16-24enni; ma il pubblico più maturo continua a preferire TV, stampa e newsletter. Anche in Australia i social hanno superato per la prima volta le fonti tradizionali come porta d’accesso all’informazione. Per chi comunica la sostenibilità, questo significa adottare una <em data-start="4835" data-end="4851">doppia cadenza</em>: video brevi e verticali per i più giovani, approfondimenti chiari e ordinati (articoli, email, report) per Boomers e Gen X.</p>
<h1 data-start="5016" data-end="5064">Immagini e trasparenza: cosa funziona davvero</h1>
<p data-start="5066" data-end="5761">Le immagini possono rendere intuitivi concetti complessi (ciclo di vita, impatti, trade-off), ma devono essere <strong data-start="5177" data-end="5220">autentiche, contestuali e proporzionate</strong> per non scivolare nel greenwashing. I casi sanzionati da <strong data-start="2" data-end="43">ASA Advertising Standards Authority,</strong> nel <strong data-start="99" data-end="114">Regno Unito,</strong> dal lessico generico fino ai claim su carburanti “puliti” mostrano che il problema non è mostrare una foresta o un pannello solare, bensì suggerire <strong data-start="5433" data-end="5453">impatti assoluti</strong> senza basi (zero emissioni, neutralità totale, “100% green”). Laddove si usano immagini, indicare la <strong data-start="5555" data-end="5570">metodologia</strong> accanto al visual (es. percentuali di riciclato, confini del perimetro, anno base, fonte) è diventato un requisito reputazionale, oltre che prudenziale.</p>
<h2 data-start="5763" data-end="5840">Dalla strategia al copy: linee guida pratiche, generazione per generazione</h2>
<p data-start="5842" data-end="6364">Per <strong data-start="5846" data-end="5868">Gen Z e Millennial</strong>, che consumano notizie e contenuti su feed e video brevi, funziona una narrazione <strong data-start="5951" data-end="5963">modulare</strong>: micro-storie concrete, <em data-start="5988" data-end="6002">before/after</em> misurabili, formati verticali, Q&amp;A con product manager o tecnici, link di secondo livello a metodologie e report. Evitare la promessa-mantra e privilegiare i “progressi trimestrali” con numeri e limiti dichiarati. Il contesto mediatico premia chi offre <strong data-start="6256" data-end="6272">prove visive</strong> ma anche <strong data-start="6282" data-end="6292">caveat</strong> chiari (cosa è incluso, cosa no).</p>
<p data-start="6366" data-end="6867">Per <strong data-start="6370" data-end="6388">Gen X e Boomer</strong>, che continuano ad affidarsi a canali più tradizionali e cercano <strong data-start="6454" data-end="6483">chiarezza e comparabilità</strong>, servono schede sintetiche con <strong data-start="6515" data-end="6538">indicatori costanti</strong> (baseline, target, stato di avanzamento), <strong data-start="6581" data-end="6594">glossario</strong> e rimandi a verifiche terze. La sostanza pesa più della creatività: numeri coerenti e un perimetro ben definito valgono più di claim emozionali. E ricordiamolo: l’interesse ambientale <strong data-start="6779" data-end="6826">non è appannaggio esclusivo dei più giovani</strong>.</p>
<h2 data-start="6869" data-end="6929">Evitare le trappole più comuni (e stare dentro le regole)</h2>
<p data-start="6931" data-end="7029">Alla luce delle norme UE e UK e della giurisprudenza recente, tre attenzioni contano più di tutto:</p>
<p data-start="7034" data-end="7281"><strong data-start="7034" data-end="7056">Bandire i generici</strong>: “green”, “sostenibile”, “rispettoso dell’ambiente”: senza specifiche puntuali rischiano l’illiceità. Se si usa un’etichetta, deve poggiare su <strong data-start="7199" data-end="7227">schemi di certificazione</strong> riconosciuti.<br />
<strong data-start="7286" data-end="7312">Offset sotto controllo</strong>: affermazioni basate su compensazioni esterne al ciclo di vita del prodotto sono nel mirino. Se si citano, spiegare come, dove, con che standard e quale quota dell’impronta resti non mitigata.<br />
<strong data-start="7550" data-end="7583">Proporzionalità del messaggio</strong>: evitare assoluti (zero, 100%) e promesse non datate; chiarire il <strong data-start="7650" data-end="7663">perimetro</strong> (stabilimento/prodotto/linee di business), gli <strong data-start="7705" data-end="7716">scenari</strong> e le <strong data-start="7722" data-end="7736">incertezze</strong>. L’esperienza ASA sui carburanti sostenibili mostra quanto una singola parola possa fare la differenza tra informare e fuorviare.</p>
<h2 data-start="7908" data-end="7949">Credibilità prima di tutto</h2>
<p data-start="7951" data-end="8620">Nel 2025, la comunicazione sulla sostenibilità efficace è <strong data-start="8009" data-end="8031">intergenerazionale</strong> ed <strong data-start="8034" data-end="8052">evidence-based</strong>. Parla linguaggi diversi senza rinunciare a un unico standard di prova; mette al centro <strong data-start="8141" data-end="8172">metriche, limiti e contesto</strong>, non slogan; usa immagini per spiegare, non per semplificare eccessivamente. E sa che il silenzio &#8220;difensivo&#8221; (<em data-start="8282" data-end="8296">greenhushing</em>) non paga: meglio raccontare <strong data-start="8326" data-end="8362">progressi parziali ma verificati</strong> che promettere la luna. Come ricordava una manager intervistata da Reuters, oggi «<strong data-start="8445" data-end="8474">le aziende sono esitanti…</strong>»; ma proprio per questo, chi comunica con trasparenza può guadagnare un vantaggio reputazionale duraturo.</p>
<p data-start="8627" data-end="9609"><strong data-start="8627" data-end="8654">Fonti principali citate</strong><br data-start="8654" data-end="8657" />– Direttiva (UE) 2024/825 “Empowering Consumers” e stato della Green Claims Directive; analisi e tempistiche di recepimento. <span class="" data-state="closed"><span class="ms-1 inline-flex max-w-full items-center relative top-[-0.094rem] animate-[show_150ms_ease-in]" data-testid="webpage-citation-pill"><a class="flex h-4.5 overflow-hidden rounded-xl px-2 text-[9px] font-medium text-token-text-secondary! bg-[#F4F4F4]! dark:bg-[#303030]! transition-colors duration-150 ease-in-out" href="https://www.reuters.com/legal/legalindustry/eu-tackles-greenwashing-empowering-consumers-directive-proposals-future-2024-05-16/" target="_blank" rel="noopener"><span class="relative start-0 bottom-0 flex h-full w-full items-center"><span class="flex h-4 w-full items-center justify-between overflow-hidden"><span class="max-w-full grow truncate overflow-hidden text-center">Reuters</span></span></span></a></span></span><br data-start="8821" data-end="8824" />– Sospensione della Green Claims Directive e citazioni dei relatori del Parlamento europeo. <span class="" data-state="closed"><span class="ms-1 inline-flex max-w-full items-center relative top-[-0.094rem] animate-[show_150ms_ease-in]" data-testid="webpage-citation-pill"><a class="flex h-4.5 overflow-hidden rounded-xl px-2 text-[9px] font-medium text-token-text-secondary! bg-[#F4F4F4]! dark:bg-[#303030]! transition-colors duration-150 ease-in-out" href="https://apnews.com/article/48ab6e435b27cfd740df8bb8d7af34f1" target="_blank" rel="noopener"><span class="relative start-0 bottom-0 flex h-full w-full items-center"><span class="flex h-4 w-full items-center justify-between overflow-hidden"><span class="max-w-full grow truncate overflow-hidden text-center">AP News</span></span></span></a></span></span><br data-start="8955" data-end="8958" />– ASA: stop allo spot Virgin Atlantic su “100% sustainable aviation fuel” e richiesta di informazioni qualificanti. <span class="" data-state="closed"><span class="ms-1 inline-flex max-w-full items-center relative top-[-0.094rem] animate-[show_150ms_ease-in]" data-testid="webpage-citation-pill"><a class="flex h-4.5 overflow-hidden rounded-xl px-2 text-[9px] font-medium text-token-text-secondary! bg-[#F4F4F4]! dark:bg-[#303030]! transition-colors duration-150 ease-in-out" href="https://time.com/7008667/virgin-atlantic-airways-ad-banned-uk-asa-reason/?utm_source=chatgpt.com" target="_blank" rel="noopener"><span class="relative start-0 bottom-0 flex h-full w-full items-center"><span class="flex h-4 w-full items-center justify-between overflow-hidden"><span class="max-w-full grow truncate overflow-hidden text-center">TIME</span></span></span></a></span></span><span class="" data-state="closed"><span class="ms-1 inline-flex max-w-full items-center relative top-[-0.094rem] animate-[show_150ms_ease-in]" data-testid="webpage-citation-pill"><a class="flex h-4.5 overflow-hidden rounded-xl px-2 text-[9px] font-medium text-token-text-secondary! 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bg-[#F4F4F4]! dark:bg-[#303030]! transition-colors duration-150 ease-in-out" href="https://www.gov.uk/government/news/greenwashing-cma-issues-tailored-guide-for-fashion-brands?utm_source=chatgpt.com" target="_blank" rel="noopener"><span class="relative start-0 bottom-0 flex h-full w-full items-center"><span class="flex h-4 w-full items-center justify-between overflow-hidden"><span class="max-w-full grow truncate overflow-hidden text-center">GOV.UK</span></span></span></a></span></span><span class="" data-state="closed"><span class="ms-1 inline-flex max-w-full items-center relative top-[-0.094rem] animate-[show_150ms_ease-in]" data-testid="webpage-citation-pill"><a class="flex h-4.5 overflow-hidden rounded-xl px-2 text-[9px] font-medium text-token-text-secondary! bg-[#F4F4F4]! dark:bg-[#303030]! transition-colors duration-150 ease-in-out" href="https://www.theguardian.com/business/2024/mar/27/asda-asos-and-boohoo-must-avoid-greenwashing-after-crackdown?utm_source=chatgpt.com" target="_blank" rel="noopener"><span class="relative start-0 bottom-0 flex h-full w-full items-center"><span class="flex h-4 w-full items-center justify-between overflow-hidden"><span class="max-w-full grow truncate overflow-hidden text-center">The Guardian</span></span></span></a></span></span><br data-start="9258" data-end="9261" />– “Greenhushing” e citazioni da Reuters su disclosure ESG. <span class="" data-state="closed"><span class="ms-1 inline-flex max-w-full items-center relative top-[-0.094rem] animate-[show_150ms_ease-in]" data-testid="webpage-citation-pill"><a class="flex h-4.5 overflow-hidden rounded-xl px-2 text-[9px] font-medium text-token-text-secondary! bg-[#F4F4F4]! dark:bg-[#303030]! transition-colors duration-150 ease-in-out" href="https://www.reuters.com/sustainability/boards-policy-regulation/companies-walk-esg-tightrope-under-fire-all-sides-over-disclosures-2024-02-29/" target="_blank" rel="noopener"><span class="relative start-0 bottom-0 flex h-full w-full items-center"><span class="flex h-4 w-full items-center justify-between overflow-hidden"><span class="max-w-full grow truncate overflow-hidden text-center">Reuters</span></span></span></a></span></span><br data-start="9359" data-end="9362" />– Cambiamenti nelle abitudini news tra generazioni (UK e Australia). <span class="" data-state="closed"><span class="ms-1 inline-flex max-w-full items-center relative top-[-0.094rem] animate-[show_150ms_ease-in]" data-testid="webpage-citation-pill"><a class="flex h-4.5 overflow-hidden rounded-xl px-2 text-[9px] font-medium text-token-text-secondary! bg-[#F4F4F4]! dark:bg-[#303030]! transition-colors duration-150 ease-in-out" href="https://www.ft.com/content/8ecada2b-e095-4f63-b1d4-92d88242b1a2?utm_source=chatgpt.com" target="_blank" rel="noopener"><span class="relative start-0 bottom-0 flex h-full w-full items-center"><span class="flex h-4 w-full items-center justify-between overflow-hidden"><span class="max-w-full grow truncate overflow-hidden text-center">Financial Times</span></span></span></a></span></span><span class="" data-state="closed"><span class="ms-1 inline-flex max-w-full items-center relative top-[-0.094rem] animate-[show_150ms_ease-in]" data-testid="webpage-citation-pill"><a class="flex h-4.5 overflow-hidden rounded-xl px-2 text-[9px] font-medium text-token-text-secondary! bg-[#F4F4F4]! dark:bg-[#303030]! transition-colors duration-150 ease-in-out" href="https://www.theguardian.com/media/2025/jun/17/more-australians-get-their-news-via-social-media-than-traditional-sources-for-first-time-report-finds?utm_source=chatgpt.com" target="_blank" rel="noopener"><span class="relative start-0 bottom-0 flex h-full w-full items-center"><span class="flex h-4 w-full items-center justify-between overflow-hidden"><span class="max-w-full grow truncate overflow-hidden text-center">The Guardian</span></span></span></a></span></span><br data-start="9470" data-end="9473" />– Stereotipi da superare: preoccupazione ambientale anche tra i Boomer (Reuters su studio Bain). <span class="" data-state="delayed-open" aria-describedby="radix-«rr4»"><span class="ms-1 inline-flex max-w-full items-center relative top-[-0.094rem] animate-[show_150ms_ease-in]" data-testid="webpage-citation-pill" aria-describedby="radix-«rr4»"><a class="flex h-4.5 overflow-hidden rounded-xl px-2 text-[9px] font-medium bg-token-text-primary! text-token-main-surface-primary! transition-colors duration-150 ease-in-out" href="https://www.reuters.com/sustainability/boards-policy-regulation/brandwatch-neither-young-nor-woke-why-brands-need-ditch-sustainable-shopper-2023-12-07/" target="_blank" rel="noopener"><span class="relative start-0 bottom-0 flex h-full w-full items-center"><span class="flex h-4 w-full items-center justify-between overflow-hidden"><span class="max-w-full grow truncate overflow-hidden text-center">Reuters</span></span></span></a></span></span></p>
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		<title>Nuove “TRAIETTORIE URBANE” per Milano Capitale Metropolitana. Progresso, inclusione, innovazione e coesione sociale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Brambilla]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Aug 2025 08:43:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SOCIETÀ]]></category>
		<category><![CDATA[MI'Mpegno]]></category>
		<category><![CDATA[TRAIETTORIE URBANE]]></category>
		<category><![CDATA[Rigenerazione urbana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“TRAIETTORIE URBANE” A cura di Carmelo Ferraro, Gianfranco Pepe, Carmelo Maugeri, Silvia Costantino Rigenerazione urbana, poteri diffusi, natura pubblica. Appello per una mobilitazione popolare A seguito della complessa situazione che interessa il contesto urbanistico di Milano – che ha coinvolto le istituzioni, in particolare la Giunta Comunale e la Commissione per il Paesaggio, oltre a numerosi [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div>“<strong>TRAIETTORIE URBANE</strong>”</p>
<div>A cura di Carmelo Ferraro, Gianfranco Pepe, Carmelo Maugeri, Silvia Costantino</div>
</div>
<h1>Rigenerazione urbana, poteri diffusi, natura pubblica. Appello per una mobilitazione popolare</h1>
<div>A seguito della complessa situazione che interessa il contesto urbanistico di Milano – che ha coinvolto le istituzioni, in particolare la Giunta Comunale e la Commissione per il Paesaggio, oltre a numerosi cittadini travolti dagli effetti delle indagini condotte dalla Procura milanese – <strong>Traiettorie Urbane</strong>, laboratorio civico di <a href="https://mimpegno.com/"><strong>Mi’mpegno</strong></a>, ha elaborato un primo documento di proposte.</div>
<div>Questo lavoro prende avvio da un’analisi dei fatti recenti, ma non si limita agli aspetti critici emersi, bensì punta a delineare una visione propositiva e rigenerativa per Milano Città Metropolitana, con al centro un nuovo paradigma di sviluppo urbano.</div>
<div></div>
<div>L’elaborazione del documento è stata arricchita da un dialogo costruttivo con l’Onorevole <strong>Cristina Rossello</strong>, Segretario Cittadino di Forza Italia, e si è intrecciata con i contenuti della sua proposta di legge nazionale per Milano: “Norme per la trasparenza e la legalità nella pianificazione urbanistica e nella trasformazione del territorio”.</div>
<div>Traiettorie Urbane si innesta propositivamente  nel lavoro costruttivo dei Tink Tank voluti dall’On. Rossello.</div>
<div></div>
<div>La visione alternativa, prospettata dal lavoro proposto, poggia su un presupposto fondamentale: il riconoscimento istituzionale per Milano di uno status e di competenze adeguate a una grande area metropolitana europea, attraverso l’adozione di una normativa dedicata, analoga a quanto avvenuto per Roma Capitale.</div>
<h1>Una “nuova” Milano solidale</h1>
<div>È necessario che Milano ritrovi la sua vocazione storica di città che guarda al futuro e al mondo, senza lasciare indietro nessuno. Deve farlo con la capacità che l’ha sempre contraddistinta: coniugare progresso e inclusione, innovazione e coesione sociale. L’obiettivo non è solo una città proiettata verso l’alto, ma una “nuova” Milano solidale, capace di affrontare concretamente le disuguaglianze e i bisogni delle persone.</div>
<div></div>
<div>Le prime azioni devono rispondere a emergenze non più trascurabili:</div>
<div>• circa 4.500 famiglie senza casa, le cosiddette “vite in attesa”;</div>
<div>• circa 150 progetti o cantieri bloccati;</div>
<div>• circa 50.000 alloggi realizzati con problematiche sollevate dalla Procura;</div>
<div>• e una perdita demografica di circa 400.000 persone in vent’anni, tra trasferimenti e mancati insediamenti di lungo termine.</div>
<div></div>
<div>Per invertire questa tendenza, è fondamentale garantire una distribuzione equa di servizi, spazi pubblici, infrastrutture e opportunità su tutto il territorio metropolitano.</div>
<div></div>
<div>In questa direzione, si propongono alcune raccomandazioni prioritarie:</div>
<div>• l’approvazione di una legge speciale per Milano Città Metropolitana, che ne riconosca lo status, le funzioni strategiche e una governance adeguata alla sua dimensione reale;</div>
<div>• la redistribuzione perequativa degli oneri di urbanizzazione, secondo criteri di equità territoriale;</div>
<div>• il rafforzamento dei Municipi, dotandoli di risorse, competenze e poteri effettivi;</div>
<div>• la riqualificazione diffusa e sistematica del verde urbano, come leva di riequilibrio ambientale e sociale;</div>
<div>• il coinvolgimento diretto e vincolante dei cittadini nei processi di trasformazione urbana, attraverso pratiche partecipative trasparenti;</div>
<div>• la riforma della Commissione per il Paesaggio, per garantirne indipendenza ed efficacia entro un chiaro quadro di responsabilità pubblica;</div>
<div>• l’introduzione di controlli pubblici e indipendenti sulla fase attuativa del Piano Regolatore, per monitorare il rispetto degli obiettivi urbanistici;</div>
<div>• una ridefinizione del ruolo e delle competenze della Città Metropolitana, oggi priva di incisività e significato operativo;</div>
<div>• l’attivazione immediata di un tavolo interistituzionale permanente per Milano, che coinvolga Comune, Città Metropolitana, Prefettura, Regione Lombardia, rappresentanze delle professioni, cittadini e – auspicabilmente – il Governo.</div>
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		<title>In India c&#8217;è chi deve scegliere tra curarsi e mangiare. Una giovane italiana vuole cambiare il mondo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Brambilla]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Jul 2025 09:53:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SOCIETÀ]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Eleonora Chioda, Giornalista,  segnala questa bella storia. Eleonora cura Beautiful Minds per Italian Tech. Scrive per Wired. Ideatrice di Silicon Valley e del bestseller Startup. Ex direttrice responsabile di testata. Speaker. Modera eventi dedicati all’innovazione. Matilde Giglio, founder di Even Matilde Giglio (nella foto) ha 33 anni e in India ha costruito un ospedale. Per [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="GWFKjQzkFjxIvDLKbtVEdTICedPUNXQY display-flex align-items-flex-start pt3">
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<div class="update-components-actor__meta "><a class="ksGOyBtVzEzOJgTMnCzNSFpERwCXUapITUY update-components-actor__meta-link" href="https://www.linkedin.com/in/eleonorachioda?miniProfileUrn=urn%3Ali%3Afsd_profile%3AACoAAAA4yLkBcIhqa9EYCVb8yucyyCcUL41KaDc" target="_self" aria-label="Mostra: Eleonora Chioda Già segui Giornalista. Curo Beautiful Minds per Italian Tech. Scrivo per Wired. Ideatrice di Silicon Valley e del bestseller Startup. Ex direttrice responsabile di testata. Speaker. Modero eventi dedicati all’innovazione. 101er" data-test-app-aware-link=""><strong><span class="update-components-actor__title"><span class="ZBpkEcYeAAqepvfWOrtoRRaXwzjDgceQHU hoverable-link-text t-14 t-bold text-body-medium-bold white-space-nowrap t-black update-components-actor__single-line-truncate"><span dir="ltr"><span aria-hidden="true">Eleonora Chioda, </span></span></span></span></strong><span class="update-components-actor__description text-body-xsmall t-black--light"><span aria-hidden="true"><strong>Giornalista,</strong></span></span></a> <span class="update-components-actor__description text-body-xsmall t-black--light"><span aria-hidden="true"> segnala questa bella storia.</span></span></div>
<div class="update-components-actor__meta ">
<p><span class="update-components-actor__description text-body-xsmall t-black--light"><span aria-hidden="true">Eleonora cura Beautiful Minds per Italian Tech. Scrive per Wired. Ideatrice di Silicon Valley e del bestseller Startup. Ex direttrice responsabile di testata. Speaker. Modera eventi dedicati all’innovazione.</span></span></p>
</div>
<h1><span class="break-words tvm-parent-container"><span dir="ltr">Matilde Giglio, founder di Even</span></span></h1>
<div>Matilde Giglio <em>(nella foto)</em> ha 33 anni e in India ha costruito un ospedale. Per risolvere il problema più grave per un essere umano: quello di non avere accesso alle cure. Lei è <a class="ksGOyBtVzEzOJgTMnCzNSFpERwCXUapITUY " tabindex="0" href="https://www.linkedin.com/in/ACoAABbsHQgBz-auB4NgBWbQCafGr9MaPT93UU0" target="_self" data-test-app-aware-link="">Matilde Giglio</a>, founder di <a class="ksGOyBtVzEzOJgTMnCzNSFpERwCXUapITUY " tabindex="0" href="https://www.linkedin.com/company/even-healthcare/" target="_self" data-test-app-aware-link="">Even</a>, e ha appena aperto a Bangalore il suo primo ospedale. «Cureremo milioni di persone». Il suo obiettivo? Costruirne 18 in tre anni, nelle sei principali città indiane.</div>
</div>
</div>
<div tabindex="-1">
<div class="feed-shared-inline-show-more-text feed-shared-update-v2__description feed-shared-inline-show-more-text--minimal-padding feed-shared-inline-show-more-text--3-lines feed-shared-inline-show-more-text--expanded " tabindex="-1">
<div class="update-components-text relative update-components-update-v2__commentary " dir="ltr"><span class="break-words tvm-parent-container"><span class="break-words tvm-parent-container"><span dir="ltr"><br />
«In India tutti pagano le cure di tasca propria. I prodotti assicurativi sono restrittivi e poco favorevoli. Il mercato è enorme: 1,4 miliardi di persone. La classe media è composta da 350 milioni di persone. Quasi 60 milioni di famiglie si indebitano per ricevere cure mediche.</span></span></span><strong>«C&#8217;è chi deve scegliere tra curarsi e mangiare»</strong>.E c&#8217;è di più. «Nel sistema privato indiano, è comune che i medici vengano premiati in base al volume di interventi e test eseguiti, portando spesso a trattamenti non necessari. I pazienti vengono ospedalizzati 2 o 3 volte più della media globale. Even vuole cambiare questa logica».Matilde Giglio è considerata tra le 10 imprenditrici “indiane” che stanno cambiando il Paese. Nel 2021 ha fondato Even Healthcare, insieme a <a class="ksGOyBtVzEzOJgTMnCzNSFpERwCXUapITUY " tabindex="0" href="https://www.linkedin.com/in/ACoAABDt1zgBHsx8XFNem-j-zRGKJNNwbiDHplk" target="_self" data-test-app-aware-link="">Mayank Banerjee</a> e <a class="ksGOyBtVzEzOJgTMnCzNSFpERwCXUapITUY " tabindex="0" href="https://www.linkedin.com/in/ACoAAAaF9FYBuJ1J7gBgCZWLA_GQbHUa-H-ucuo" target="_self" data-test-app-aware-link="">Alessandro Davide Ialongo</a> («mio compagno alle medie, lavorava a Deep Mind»).La sua è una storia meravigliosa. Piena di svolte, incontri e avventure. Fin da ragazzina vuole cambiare il mondo.  Ha tre grandi passioni: la politica, che la porterà a lavorare anche per il partito di Gandhi a Delhi durante le elezioni indiane. Lo sport estremo, come le arrampicate. E l’imprenditoria.</p>
<p>Arriva a Nuova Delhi durante le elezioni, ci deve rimanere sei mesi. E non torna più. «È stata l’esperienza più folle che ho fatto nella vita». Diventa Head of digital del Congress party, il partito del Congresso Nazionale. Gestisce 100 persone, 60 milioni di dollari in comunicazione. « In quei sei mesi è come se avessi fatto un master sull’India e i suoi problemi. Ho capito i bisogni più urgenti: il lavoro e l’accesso alle cure mediche.</p>
<p>Even è nata in questo periodo. Anno 2021. «La nostra è un’assicurazione sanitaria che copre la salute a 360 gradi. È una sorta di medico di famiglia. Solo quando è necessario, ti indirizzano agli ospedali».</p>
<p>E ora l’ospedale se lo sono costruiti. È una struttura all&#8217;avanguardia con sale operatorie e unità di terapia intensiva.</p>
<p>Even ha raccolto 60 milioni di dollari in tre anni, da fondi come <a class="ksGOyBtVzEzOJgTMnCzNSFpERwCXUapITUY " tabindex="0" href="https://www.linkedin.com/company/khosla-ventures/" target="_self" data-test-app-aware-link="">Khosla Ventures</a> e <a class="ksGOyBtVzEzOJgTMnCzNSFpERwCXUapITUY " tabindex="0" href="https://www.linkedin.com/company/the-founders-fund/" target="_self" data-test-app-aware-link="">Founders Fund</a>, generando 35 milioni di dollari di fatturato nel 2024</p>
<p>«Sogno ogni giorno di tornare in Italia. Ma penso che valga la pena mettere in secondo piano il proprio benessere personale in nome di un ideale più alto. Vorrei risolvere un problema vero per il Paese più grande e inesplorato del mondo. Sto facendo il massimo per non svegliarmi fra 10 anni e dirmi: ho sbagliato tutto&#8230;».</p>
<p>Che ne pensate?</p>
</div>
</div>
</div>
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		<title>Lo sforzo ha un senso. Ma non sempre</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Jul 2025 10:37:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SOCIETÀ]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Caruso]]></category>
		<category><![CDATA[Sebastiano Zanolli]]></category>
		<category><![CDATA[Lo sforzo ha un senso]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Francesco Caruso Fondatore di Cicli&#38;Mercati ci segnala questo interessante post di Sebastiano Zanolli &#8220;Ho riletto questo post che avevo già commentato&#8230; &#8220; dice &#8220;Ma l&#8217;ho trovato davvero denso e carico e secondo me trasversale rispetto a molte situazioni. Per questo oggi lo riposto. Le cose che dice sull&#8217;impegno, dove parla dell&#8217;impegno sul lavoro, possono essere [&#8230;]</p>
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<div class="update-components-actor__meta "><span class="update-components-actor__title"><span class="NUdbRFksjaDGztYPZyyZHiIweZusQRGbmgVM hoverable-link-text t-14 t-bold text-body-medium-bold white-space-nowrap t-black "><span dir="ltr"><span aria-hidden="true"><strong>Francesco Caruso</strong> </span></span></span></span><span class="update-components-actor__description text-body-xsmall t-black--light"><span class="visually-hidden">Fondatore di Cicli&amp;Mercati</span></span> ci segnala questo interessante post di <a class="LmfeiLKoocWbXCNApouwKExPrfRknwNE update-components-actor__meta-link" href="https://www.linkedin.com/in/sebastiano-zanolli?miniProfileUrn=urn%3Ali%3Afsd_profile%3AACoAAAAB238Br4xeB_dasaBYViC0ZDyR5uwUExg" target="_self" aria-label="Mostra: Sebastiano Zanolli Influencer • 2° Manager, autore, speaker, conduttore per eventi aziendali, Advisor per l’efficacia collaborativa dei team e vertici aziendali. Autore dei libri : “La grande differenza”, “Alternative”, “Lavorare è collaborare”." data-test-app-aware-link=""><span class="update-components-actor__title"><span class="NUdbRFksjaDGztYPZyyZHiIweZusQRGbmgVM hoverable-link-text t-14 t-bold text-body-medium-bold white-space-nowrap t-black "><span aria-hidden="true">Sebastiano Zanolli</span></span></span></a> <em>&#8220;Ho riletto questo post che avevo già commentato&#8230; &#8220;</em> dice <em>&#8220;Ma l&#8217;ho trovato davvero denso e carico e secondo me trasversale rispetto a molte situazioni. Per questo oggi lo riposto. Le cose che dice sull&#8217;impegno, dove parla dell&#8217;impegno sul lavoro, possono essere facilmente traslate a molti altri campi. È c&#8217;è una frase secondo me potentissima&#8230; Cercatela!&#8221;</em></div>
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<div class="ivm-view-attr__img-wrapper "><img decoding="async" id="ember3159" class="ivm-view-attr__img--centered EntityPhoto-circle-2 update-components-actor__avatar-image evi-image lazy-image ember-view" src="https://media.licdn.com/dms/image/v2/D4D03AQH8w5mdqBMvpw/profile-displayphoto-shrink_100_100/B4DZR6k5htHIAY-/0/1737223281563?e=1755734400&amp;v=beta&amp;t=thCX883-JZTpp-U8gE3cjxagkEqqBm08PDTRUjTZF4U" alt="Link per visualizzare l’immagine di Sebastiano Zanolli" width="76" height="76" /> <a class="LmfeiLKoocWbXCNApouwKExPrfRknwNE update-components-actor__meta-link" href="https://www.linkedin.com/in/sebastiano-zanolli?miniProfileUrn=urn%3Ali%3Afsd_profile%3AACoAAAAB238Br4xeB_dasaBYViC0ZDyR5uwUExg" target="_self" aria-label="Mostra: Sebastiano Zanolli Influencer • 2° Manager, autore, speaker, conduttore per eventi aziendali, Advisor per l’efficacia collaborativa dei team e vertici aziendali. Autore dei libri : “La grande differenza”, “Alternative”, “Lavorare è collaborare”." data-test-app-aware-link=""><span class="update-components-actor__title"><span class="NUdbRFksjaDGztYPZyyZHiIweZusQRGbmgVM hoverable-link-text t-14 t-bold text-body-medium-bold white-space-nowrap t-black "><span dir="ltr"><span aria-hidden="true">Sebastiano Zanolli</span></span></span></span></a></div>
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<p><span class="break-words tvm-parent-container"><span dir="ltr"><strong>Lo sforzo ha un senso. Ma non sempre.</strong></span></span></p>
<p>Per anni ho creduto e a tratti lo credo ancora che tutto dipendesse da me.<br />
Vengo da una cultura dove lo sforzo non era un valore. Era un dovere.<br />
E quando ho iniziato a lavorare negli anni ’90, l’idea che “se vuoi, puoi” mi sembrava naturale.</p>
<p><strong>Carnagie, Mandino, Tracy, Robbins, Covey</strong>… per dirne alcuni.<br />
Mi davano una cosa semplice e potente: una direzione.<br />
E in certe fasi della vita, una direzione è già una forma di salvezza.</p>
<p>E qualcosa ha funzionato.<br />
Mi sono formato. Ho costruito, cambiato, aiutato.</p>
<p>Poi, col tempo, ho iniziato a vedere le crepe.</p>
<p>Persone capaci che affondano.<br />
Giovani motivatissimi che si bruciano.<br />
Colleghi che lottano come leoni ma non ottengono nulla.</p>
<p>E non per mancanza di sforzo.</p>
<p>Allora ho cominciato a chiedermi:<br />
ma lo sforzo ha senso sempre?<br />
Oppure ci sono momenti in cui <strong>insistere è solo un modo per consumarsi</strong>?</p>
<p><strong>Byung-Chul Han</strong> ha scritto che oggi ci auto-sfruttiamo nel nome della libertà.<br />
<strong>Mark Fisher</strong> ha parlato di un mondo dove chi fallisce si sente colpevole, anche quando il problema è fuori.<br />
<strong>Benasayag</strong> invita a distinguere tra funzionare e vivere.</p>
<p>Eppure, nessuno di loro dice: non fare niente.<br />
Dicono solo: scegli bene per cosa vale la pena faticare.</p>
<p>Anche la scienza sembra confermarlo.<br />
Seligman parlava di impotenza appresa: smetti di provarci non perché sei pigro, ma perché hai capito che non serve.<br />
Bandura spiegava che ci impegniamo solo se percepiamo che possiamo davvero incidere.<br />
Anche gli animali, quando capiscono che non ce la faranno, si fermano.</p>
<p>Non sto dicendo che lo sforzo sia una bugia.<br />
Sto dicendo che non è sempre la risposta giusta.</p>
<p>I libri motivazionali hanno aiutato milioni di persone.<br />
Ma in un mondo che vede i meccanismi della competizione sfasati e spesso taroccati la vera sfida è capire quando ha senso provarci, e quando invece no.</p>
<p>Lo sforzo ha bisogno di tre cose:<br />
un “perché”,<br />
un “per chi”,<br />
e almeno un barlume di possibilità.</p>
<p><strong>Lo sforzo non è da buttare via.</strong><br />
È parte della nostra specie, della nostra storia, delle cose buone che sono arrivate al mondo.</p>
<p>Ma se non lo sappiamo distinguere, se lo trattiamo sempre e solo come una virtù in sé, rischiamo di consegnarci a un sistema più furbo di noi.<br />
Un sistema che sa premiare l’energia, ma la vuole cieca.<br />
Che ti dice di insistere, anche quando sei in un vicolo che non porta da nessuna parte.<br />
Che ti fa sentire colpevole se ti fermi.<br />
E complice se vai avanti a testa bassa.</p>
<p>Oggi credo che l’abilità più rara non sia la motivazione ma sia la lucidità.<br />
Sapere per cosa si fatica.<br />
Sapere quando si sta inseguendo un’idea di successo costruita da altri.<br />
E quando invece si sta partecipando a qualcosa che ha senso, che migliora te, gli altri, e magari anche il pezzo di mondo in cui vivi.</p>
<p>Non è un equilibrio.<br />
È una vigilanza gentile, ma costante.<br />
E una forma di rispetto per sé stessi, per la fatica, per le conquiste vere</p>
<p><a class="LmfeiLKoocWbXCNApouwKExPrfRknwNE " tabindex="0" href="https://www.linkedin.com/search/results/all/?keywords=%23lagrandedifferenza&amp;origin=HASH_TAG_FROM_FEED" data-test-app-aware-link=""><span class="visually-hidden">hashtag</span><span aria-hidden="true">#</span>lagrandedifferenza</a></p>
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		<title>Giovani &#8220;Au Pair&#8221; in Italia: tra scambio culturale e vuoti normativi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Annachiara de Rubeis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Jul 2025 17:30:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SOCIETÀ]]></category>
		<category><![CDATA[au pair]]></category>
		<category><![CDATA[ospitalità di giovani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ospitalità di giovani &#8220;au pair&#8221; Una fotografia del fenomeno, tra prassi diffuse e la necessità di un quadro giuridico chiaro e uniforme a livello europeo L&#8217;ospitalità di giovani &#8220;au pair&#8221; è una pratica consolidata in molte famiglie italiane, soprattutto in contesti urbani e borghesi, dove l’equilibrio tra lavoro e cura dei figli richiede forme flessibili [&#8230;]</p>
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<h1 data-start="157" data-end="219">Ospitalità di giovani &#8220;au pair&#8221;</h1>
<p data-start="221" data-end="344"><em data-start="221" data-end="344">Una fotografia del fenomeno, tra prassi diffuse e la necessità di un quadro giuridico chiaro e uniforme a livello europeo</em></p>
<p data-start="370" data-end="801">L&#8217;ospitalità di giovani &#8220;au pair&#8221; è una pratica consolidata in molte famiglie italiane, soprattutto in contesti urbani e borghesi, dove l’equilibrio tra lavoro e cura dei figli richiede forme flessibili di assistenza domestica. Ma al di là del contesto familiare, il fenomeno si inserisce in una più ampia cornice europea di mobilità giovanile e scambio culturale, spesso poco regolamentata e soggetta a interpretazioni divergenti.</p>
<h1 data-start="803" data-end="828">Chi sono gli au pair?</h1>
<p data-start="830" data-end="1236">Il termine francese <em data-start="850" data-end="859">au pair</em> significa &#8220;alla pari&#8221; e rimanda a un principio di reciprocità: il giovane o la giovane ospite vive con una famiglia, offre un aiuto leggero in casa (soprattutto nella cura dei bambini, ma non necessariamente), e in cambio riceve vitto, alloggio e una piccola somma come &#8220;argent de poche&#8221;, per i più giovani configurata come &#8220;paghetta&#8221; settimanale. L’obiettivo principale non è il guadagno, bensì lo scambio culturale, l’apprendimento della lingua e l’esperienza all’estero.</p>
<h1 data-start="1238" data-end="1278">L’Italia: uso comune, quadro incerto</h1>
<p data-start="1280" data-end="1675">In Italia, l’ospitalità di au pair non è regolata da una legge ad hoc. Il riferimento normativo è piuttosto generico e risale alla <strong data-start="1411" data-end="1503">Convenzione europea del Consiglio d’Europa sul collocamento alla pari (Strasburgo, 1969)</strong>, ratificata dall’Italia con la legge n. 304 del 1973. Questa normativa è oggi considerata datata e e forse non più adatta a disciplinare un fenomeno molto cambiato negli anni.</p>
<p data-start="1677" data-end="2144">Nella prassi, le famiglie ospitano au pair per periodi che variano da pochi mesi fino a un anno, spesso attraverso agenzie specializzate o piattaforme online. I giovani provengono soprattutto da paesi dell’Unione europea, ma anche da America Latina, Ucraina, Georgia e Filippine. Ricevono in genere tra i <strong data-start="1982" data-end="2010">400 e i 500 euro al mese</strong>, con vitto e alloggio inclusi: somme maggiori possono corrispondere a impegni maggiori in famiglia. Non hanno un contratto di lavoro vero e proprio, ma nemmeno uno status giuridico chiaramente definito.</p>
<h1 data-start="2146" data-end="2186">La normativa europea e le sue lacune</h1>
<p data-start="2188" data-end="2635">La Commissione europea, pur riconoscendo il valore interculturale del programma au pair, <strong data-start="2277" data-end="2329">non ha ancora elaborato una direttiva vincolante</strong> che armonizzi le normative nazionali. Alcuni paesi (come la Germania, la Francia e i Paesi Bassi) hanno introdotto regolamenti dettagliati, definendo orari di lavoro (generalmente non più di 30 ore settimanali), livelli minimi di compenso, assicurazione sanitaria obbligatoria e accesso a corsi di lingua.</p>
<p data-start="2637" data-end="2960">In Italia, queste tutele sono affidate alla contrattazione privata e alle indicazioni delle agenzie, con il rischio di scivolare facilmente nell’irregolarità: au pair che lavorano oltre le ore previste, famiglie che non garantiscono l’accesso a un’istruzione linguistica, situazioni di sfruttamento non sempre denunciabili. Importante è prendere accordi scritti e rispettarli con attenzione.</p>
<h1 data-start="2962" data-end="3004">Un&#8217;opportunità da valorizzare (meglio)</h1>
<p data-start="3006" data-end="3426">Secondo i dati raccolti da <strong data-start="3033" data-end="3048">AuPairWorld</strong>, una delle principali piattaforme europee del settore, ogni anno sono alcune <strong data-start="3126" data-end="3159">migliaia le famiglie italiane</strong> che ospitano giovani au pair, anche se non esistono numeri ufficiali aggiornati. La pandemia ha temporaneamente ridotto il flusso, ma la ripresa post-Covid ha riportato in auge la formula, complice anche l’aumento dei costi per servizi di baby-sitting professionali.</p>
<p data-start="3428" data-end="3925">L’esperienza au pair rimane un’occasione di crescita sia per i giovani che per le famiglie ospitanti. Ma richiede maggiore chiarezza normativa, soprattutto per evitare abusi e garantire diritti minimi. Alcune associazioni europee propongono <strong data-start="3669" data-end="3725">l’introduzione di uno &#8220;statuto europeo dell’au pair&#8221;</strong>, con criteri comuni su orari, compensi, assicurazioni e standard minimi di qualità. Un passo necessario, anche alla luce del crescente intreccio tra mobilità giovanile e mercato del lavoro informale.</p>
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<div class="whitespace-pre-wrap">Non è prevista un &#8216;età massima per chi sottoscrive questo genere di contratto. anche se generalmente <strong data-start="4" data-end="93">l&#8217;età massima per partecipare a un programma au pair è 30 anni</strong>, ma il limite preciso può variare a seconda del Paese ospitante e della nazionalità dell’au pair.</div>
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		<title>In Europa 121 milioni di cittadini senza ferie. Un fallimento delle politiche economiche, una frattura sociale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Cordusio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Jul 2025 06:15:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SOCIETÀ]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro povero]]></category>
		<category><![CDATA[rinuncia alle vacanze]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In Europa 121 milioni di cittadini senza ferie Secondo i dati appena pubblicati da Eurostat, non possono permettersi una settimana di vacanza lontano da casa 121,3 milioni di cittadini dell’UE (pari al 27% della popolazione) . È una fotografia allarmante del disagio economico che affligge milioni di europei, non solo pensionati e disoccupati, ma anche [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h4 data-start="266" data-end="790">In Europa 121 milioni di cittadini senza ferie</h4>
<p data-start="266" data-end="790">Secondo i dati appena pubblicati da <strong data-start="295" data-end="307">Eurostat</strong>, non possono permettersi una settimana di vacanza lontano da casa <strong data-start="327" data-end="365">121,3 milioni di cittadini dell’UE</strong> (pari al <strong data-start="375" data-end="400">27% della popolazione</strong>) . È una fotografia allarmante del disagio economico che affligge milioni di europei, non solo pensionati e disoccupati, ma anche lavoratori occupati a tempo pieno, ma con stipendi non più in linea con il costo della vita. La statistica rivela che <strong data-start="652" data-end="714">la privazione di vacanze non è più un indicatore marginale</strong>, ma un segnale strutturale di vulnerabilità economica e precarietà sociale.</p>
<h4 data-start="797" data-end="839">Italia purtroppo prima della lista per <strong data-start="911" data-end="989">rinuncia alle vacanze</strong></h4>
<p data-start="841" data-end="1179">Con un <strong data-start="848" data-end="875">31,4% della popolazione</strong> esclusa da una settimana di ferie (dati 2024) , <strong data-start="911" data-end="989">l’Italia è il Paese europeo con il tasso più alto di rinuncia alle vacanze</strong>, davanti a Romania (30,1%) e Grecia (28,7%). Secondo le stime Eurostat, ciò equivale a <strong data-start="1077" data-end="1111">oltre 18,5 milioni di italiani</strong> privi delle risorse economiche per concedersi un periodo di riposo.</p>
<p data-start="1181" data-end="1505">Si registra tuttavia un leggero miglioramento rispetto al <strong data-start="1239" data-end="1247">2019</strong>, quando la quota superava il <strong data-start="1277" data-end="1284">35%</strong>. Il dato suggerisce un recupero parziale, ma insufficiente a invertire la tendenza. Il divario tra Nord e Sud è ancora marcato: secondo Istat, nel Mezzogiorno la quota supera il <strong data-start="1463" data-end="1470">45%</strong>, con picchi in Sicilia e Calabria.</p>
<h4 data-start="1512" data-end="1550">Il confronto con i grandi Paesi UE</h4>
<p data-start="1552" data-end="1625">Anche <strong data-start="1558" data-end="1570">Germania</strong>, <strong data-start="1572" data-end="1582">Spagna</strong> e <strong data-start="1585" data-end="1596">Francia</strong> presentano numeri elevati. <span style="font-size: 1rem;">In </span><strong style="font-size: 1rem;" data-start="1631" data-end="1643">Germania</strong><span style="font-size: 1rem;">, </span><strong style="font-size: 1rem;" data-start="1645" data-end="1672">17,3 milioni di persone</strong><span style="font-size: 1rem;"> (circa il 21% della popolazione) non possono permettersi una vacanza; i</span><span style="font-size: 1rem;">n </span><strong style="font-size: 1rem;" data-start="1750" data-end="1760">Spagna</strong><span style="font-size: 1rem;">, il dato è di </span><strong style="font-size: 1rem;" data-start="1779" data-end="1808">16,2 milioni</strong><span style="font-size: 1rem;"> (34%); i</span><span style="font-size: 1rem;">n </span><strong style="font-size: 1rem;" data-start="1823" data-end="1834">Francia</strong><span style="font-size: 1rem;">, circa </span><strong style="font-size: 1rem;" data-start="1842" data-end="1869">15 milioni di cittadini</strong><span style="font-size: 1rem;"> sono in difficoltà (22%).</span></p>
<p data-start="1899" data-end="2159">I Paesi con la percentuale più bassa sono <strong data-start="1941" data-end="1951">Svezia</strong> (11%), <strong data-start="1959" data-end="1974">Paesi Bassi</strong> (12%) e <strong data-start="1983" data-end="1994">Austria</strong> (14%). Il divario Est-Ovest è meno netto del passato, con miglioramenti significativi in <strong data-start="2084" data-end="2095">Polonia</strong> (dal 43% al 29% in cinque anni) e <strong data-start="2130" data-end="2141">Croazia</strong> (dal 51% al 32%).</p>
<h4 data-start="2166" data-end="2208">Lavoro povero, inflazione e precarietà</h4>
<p data-start="2210" data-end="2523">La rinuncia alle vacanze non riflette soltanto condizioni di povertà assoluta, ma soprattutto il fenomeno del <strong data-start="2320" data-end="2339">&#8220;lavoro povero&#8221;</strong>: milioni di europei, pur lavorando, non guadagnano abbastanza da sostenere una spesa extra. Secondo <strong data-start="2440" data-end="2453">Eurofound</strong>, il 19% dei lavoratori UE è classificato come “a rischio di povertà”.</p>
<p data-start="2525" data-end="2598">Il contesto inflattivo ha aggravato la situazione. Tra il 2021 e il 2024:</p>
<ul data-start="2599" data-end="2784">
<li data-start="2599" data-end="2672">
<p data-start="2601" data-end="2672">il costo dei trasporti è aumentato in media del <strong data-start="2649" data-end="2658">23,4%</strong> (fonte: ECB);</p>
</li>
<li data-start="2673" data-end="2709">
<p data-start="2675" data-end="2709">l’energia domestica del <strong data-start="2699" data-end="2708">38,7%</strong>;</p>
</li>
<li data-start="2710" data-end="2784">
<p data-start="2712" data-end="2784">l’ospitalità e i servizi turistici del <strong data-start="2751" data-end="2760">15,2%</strong> (fonte: Eurostat HICP).</p>
</li>
</ul>
<p data-start="2786" data-end="2894">Queste dinamiche comprimono il potere d’acquisto delle famiglie, soprattutto quelle monoreddito e con figli.</p>
<h4 data-start="2901" data-end="2928">Le cause della rinuncia</h4>
<p data-start="2930" data-end="3043">Secondo l’analisi di <strong data-start="2951" data-end="2968">Eurostat-SILC</strong>, le principali ragioni dell’impossibilità di permettersi una vacanza sono:</p>
<ul data-start="3044" data-end="3167">
<li data-start="3044" data-end="3087">
<p data-start="3046" data-end="3087">basso reddito disponibile (68% dei casi),</p>
</li>
<li data-start="3088" data-end="3125">
<p data-start="3090" data-end="3125">aumento del costo della vita (21%),</p>
</li>
<li data-start="3126" data-end="3167">
<p data-start="3128" data-end="3167">debiti pregressi o rate in corso (11%).</p>
</li>
</ul>
<p data-start="3169" data-end="3383">A ciò si aggiungono <strong data-start="3189" data-end="3210">fattori culturali</strong>: in molti contesti mediterranei, dove il sostegno pubblico è più debole, la vacanza è considerata un lusso, non un diritto. Questo amplifica il senso di esclusione sociale.</p>
<p data-start="3412" data-end="3480">Negli ultimi anni, alcuni Paesi hanno adottato politiche innovative:</p>
<ul data-start="3481" data-end="3726">
<li data-start="3481" data-end="3567">
<p data-start="3483" data-end="3567"><strong data-start="3483" data-end="3494">Francia</strong>: voucher vacanza per famiglie a basso reddito attraverso l’Agenzia ANCV;</p>
</li>
<li data-start="3568" data-end="3646">
<p data-start="3570" data-end="3646"><strong data-start="3570" data-end="3582">Germania</strong>: incentivi al turismo interno attraverso sgravi fiscali locali;</p>
</li>
<li data-start="3647" data-end="3726">
<p data-start="3649" data-end="3726"><strong data-start="3649" data-end="3663">Portogallo</strong>: “Vacanze sociali” sovvenzionate per pensionati e disoccupati.</p>
</li>
</ul>
<p data-start="3728" data-end="4012">In Italia, misure simili restano marginali. Il <strong data-start="3775" data-end="3817">Fondo nazionale per il turismo sociale</strong>, previsto dal PNRR, è stato ridimensionato nel 2024. Secondo la <strong data-start="3879" data-end="3887">CISL</strong>, occorre destinare almeno <strong data-start="3914" data-end="3936">200 milioni l’anno</strong> per garantire l’accesso al turismo a 2 milioni di famiglie a basso reddito.</p>
<h4 data-start="4019" data-end="4051">Segnali positivi, ma fragili</h4>
<p data-start="4053" data-end="4272">Nel medio termine si registra un leggero trend positivo: in UE la quota di chi non può permettersi una vacanza è calata dal 32,9% del 2014 al 27% del 2024. Tuttavia, la pandemia e l’inflazione hanno frenato i progressi.</p>
<p data-start="4274" data-end="4607">In Italia, iniziative come il <strong data-start="4304" data-end="4329">bonus vacanze 2020-21</strong> hanno avuto un impatto temporaneo, ma non strutturale. Per <strong data-start="4389" data-end="4406">Federalberghi</strong>, servono misure permanenti per rendere le vacanze accessibili, anche attraverso incentivi per il turismo di prossimità, il sostegno al trasporto ferroviario e l’accesso agevolato ai servizi culturali.</p>
<p data-start="4642" data-end="4905">Secondo l’<strong data-start="4652" data-end="4692">Organizzazione Mondiale della Sanità</strong>, il recupero psicofisico attraverso il tempo libero è una componente essenziale della salute mentale. La vacanza non è solo evasione, ma prevenzione del burnout, qualità della vita e coesione sociale.</p>
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		<title>Container navali riciclati &#8230; alla creatività non c&#8217;è limite. Un futuro abitativo più eco-friendly</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Cordusio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Jul 2025 11:23:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SOCIETÀ]]></category>
		<category><![CDATA[Container]]></category>
		<category><![CDATA[Autosufficienza energetica e idrica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Container navali riciclati Negli ultimi anni, l’attenzione verso pratiche ecologiche e sostenibili nel settore edilizio ha conosciuto un notevole incremento. La necessità di individuare soluzioni abitative che rispettino le normative ambientali europee ha spinto l’industria a rivolgersi a pratiche innovative. Tra queste, l’utilizzo dei container navali riciclati sta emergendo come un’alternativa attraente per rispondere a [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1>Container navali riciclati</h1>
<p>Negli ultimi anni, l’attenzione verso pratiche ecologiche e sostenibili nel settore edilizio ha conosciuto un notevole incremento. La necessità di individuare soluzioni abitative che rispettino le normative ambientali europee ha spinto l’industria a rivolgersi a pratiche innovative. Tra queste, l’utilizzo dei<strong> container navali riciclati</strong> sta emergendo come un’alternativa attraente per rispondere a esigenze abitative, economiche ed ecologiche. Questo approccio non solo offre un’innovativa modalità di costruzione, ma si pone anche come risposta concreta alla crescente domanda di soluzioni che riducano l’impatto ambientale. Utilizzare container dismessi per realizzare abitazioni rappresenta un perfetto esempio di economia circolare, dove un materiale tradizionalmente considerato come rifiuto viene trasformato in una risorsa. Non si tratta solo di riciclare, ma di trasformare radicalmente il modo di concepire l’architettura residenziale. In questo panorama, diventa determinante comprendere come questa scelta possa contribuire a una costruzione più sostenibile e responsabile.</p>
<h4><span id="Vantaggi_delle_abitazioni_in_container" class="ez-toc-section"></span>Vantaggi delle abitazioni in container</h4>
<p>Le abitazioni realizzate con container navali riciclati presentano numerosi vantaggi: nei Paesi emergenti sono una scelta sempre più diffusa tra i costruttori e i consumatori attenti all’ambiente. Ma il fenomeno ora si sta affermando anche in Europa. Un aspetto fondamentale è la significativa riduzione dei materiali da costruzione richiesti. Utilizzando container già esistenti, si abbatte drasticamente l’uso di materiali tradizionali, come il cemento, il cui impatto ambientale è notevole. Questo approccio consente di ridurre l’emissione di CO₂ e a preservare ambiente e normative ambientali europee.</p>
<p>Inoltre, le abitazioni in container offrono un notevole risparmio economico. I costi di costruzione possono diminuire fino al 50% rispetto ai metodi tradizionali. Questo risparmio è attribuibile non solo all’utilizzo di materiali già disponibili, ma anche alla diminuzione delle tempistiche di costruzione, che possono essere ridotte notevolmente, permettendo un rapido accesso al mercato immobiliare.</p>
<p>Il design innovativo dei container consente anche la creazione di abitazioni personalizzabili e adattabili a diverse esigenze. Grazie alla modularità, è possibile realizzare complessi abitativi su misura, che si integrano perfettamente nel contesto urbano o naturale in cui vengono inseriti. Questa versatilità si traduce, quindi, in un’ulteriore possibilità di soddisfare le richieste specifiche dei future residenti, rendendo le abitazioni in container non solo sostenibili, ma anche desiderabili.</p>
<h4><span id="La_modularita_e_la_flessibilita_progettuale" class="ez-toc-section"></span>Modularità e flessibilità progettuale</h4>
<p>Grazie alla natura intrinsecamente modulare dei container, è possibile assemblare diverse unità in una varietà di configurazioni, creando alloggi non solo funzionali, ma anche esteticamente piacevoli. Questa capacità di adattamento consente ai progettisti di rispondere in modo efficace alle diverse esigenze abitative, permettendo la realizzazione di spazi che vanno da singole abitazioni a complessi residenziali complessi.</p>
<p>Inoltre, la modularità permette di implementare modifiche e ampliamenti nel tempo, senza dover ricorrere a costose e lunghe operazioni di costruzione. Gli spazi possono essere riadattati e riconfigurati in base all’evoluzione delle necessità dei residenti, rendendo ogni abitazione non solo una soluzione temporanea, ma una vera e propria struttura abitativa a lungo termine. Questa flessibilità è particolarmente vantaggiosa per famiglie in crescita o per situazioni lavorative che richiedono frequenti cambiamenti di configurazione. Grazie a questa adattabilità, i container diventano un’opzione preferibile per le comunità moderne, in cui la richiesta di spazi dinamici è in costante crescita.</p>
<p>La progettazione di spazi personalizzati tramite container non si limita alla funzionalità, ma include anche l’integrazione di elementi di design innovativi. Attraverso l’uso di finestre panoramiche, aree verdi e soluzioni per la privacy, i progettisti possono creare ambienti che rispondano al desiderio di comfort e stile contemporanei. Questo approccio favorisce la creazione di spazi che non solo soddisfano le esigenze pratiche dei residenti, ma che offrono anche un’esperienza abitativa unica e attrattiva.</p>
<h4><span id="Autosufficienza_energetica_e_idrica" class="ez-toc-section"></span>Autosufficienza energetica e idrica</h4>
<p>Una delle caratteristiche più innovative delle abitazioni realizzate con container navali riciclati è la loro capacità di garantire autosufficienza energetica e idrica. Questo obiettivo diventa sempre più cruciale in un contesto globale che mira alla sostenibilità e alla riduzione dell’impatto ambientale. Le soluzioni abitative moderne, infatti, tendono ad integrare tecnologie avanzate che permettono di ottimizzare il consumo di risorse, rendendo così le abitazioni non solo ecologiche, ma anche economicamente vantaggiose per i loro abitanti.</p>
<p>Un elemento distintivo è l’installazione di <strong>pannelli solari</strong>, che riducendo la dipendenza da fonti di energia fossile e abbassano le spese relative al consumo di energia. Inoltre, le batterie di accumulo possono immagazzinare l’energia in eccesso, garantendo un approvvigionamento continuativo anche durante le ore notturne o in caso di maltempo.</p>
<p>Dal punto di vista idrico, è fondamentale l’implementazione di sistemi di raccolta delle acque piovane. Quest’ultimi sono progettati per recuperare l’acqua utilizzabile per diversi scopi, come l’irrigazione delle aree verdi o persino per uso domestico, previa opportuna filtrazione. Questa pratica non solo diminuisce il consumo di acqua potabile, ma contribuisce attivamente a una gestione più responsabile delle risorse idriche.</p>
<p>Incorporando queste tecnologie, le abitazioni in container diventano esempi pratici di come sia possibile vivere in modo sostenibile, rispettando l’ambiente senza compromettere il comfort e la qualità della vita. La combinazione di autosufficienza energetica e idrica, unita alla versatilità dei container, rappresenta un passo significativo verso <strong>un futuro abitativo più eco-friendly</strong>.</p>
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