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	<description>Agenzia di stampa, giornalismo e comunicazione</description>
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		<title>La Rete America&#8217;s Cup ha raggiunto gli 800 aderenti. Inizia la fase due</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Brambilla]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Aug 2025 15:19:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[INTERVISTA]]></category>
		<category><![CDATA[Luigi De Falco]]></category>
		<category><![CDATA[Rete America's Cup]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Intervista a Luigi De Falco, presidente e fondatore di H2biz E&#8217; nata da due mesi ma sta crescendo a un ritmo esponenziale: parliamo della Rete di Imprese del Gruppo H2biz per sviluppare e gestire le opportunità di business della Coppa America 2027 a Napoli. Oltre 800 imprese e professionisti hanno aderito al progetto lanciato da Luigi De Falco (presidente e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div id="article_724406_elements_f7b43301-dd43-4a81-af9e-856c4443d0d2" class="vc_article vc_article_header vc_theme_article null">
<h1 class="sottotitolo_articolo sottotitolo">Intervista a Luigi De Falco, presidente e fondatore di H2biz</h1>
</div>
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<div class="foto_articolo">E&#8217; nata da due mesi ma sta crescendo a un ritmo esponenziale: parliamo della <strong>Rete di Imprese del Gruppo H2biz</strong> per sviluppare e gestire le opportunità di business della<strong> Coppa America 2027 a Napoli</strong>.</div>
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</div>
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<div class="testo_articolo testo testoResize">
<p><strong>Oltre 800 imprese e professionisti</strong> hanno aderito al progetto lanciato da <strong>Luigi De Falco</strong> (presidente e fondatore di H2biz) che sta aggregando le migliori competenze disponibili sul mercato per costruire un&#8217;offerta integrata di prodotti, servizi e soluzioni innovative da vendere alle oltre 5.000 aziende estere che parteciperanno agli eventi business legati all&#8217;<strong>America&#8217;s Cup.</strong></p>
<h3>Intervista a Luigi De Falco</h3>
<p>Questa <strong>Rete di Imprese </strong>è un&#8217;operazione ad ampio raggio, che abbraccia diversi settori e che rappresenta per le <strong>PMI italiane</strong> un&#8217;opportunità di crescita a dir poco unica. Per analizzare le prospettive di mercato della Rete abbiamo posto qualche domanda a Luigi De Falco.</p>
<p><strong><img fetchpriority="high" decoding="async" class=" wp-image-251871 alignleft" src="https://www.lamiafinanza.it/wp-content/uploads/2025/08/luigi-de-falco-298x300.jpg" alt="" width="252" height="254" />Perchè è nata la Rete di Imprese America&#8217;s Cup?</strong><br />
<em>&#8220;E&#8217; nata per due motivi paralleli e convergenti: gestire la domanda di prodotti e servizi a valore aggiunto che viene dagli operatori coinvolti nella gestione della Coppa America e consentire alle imprese italiane che hanno sviluppato un&#8217;innovazione di prodotto o di processo di approfittare della vetrina globale dell&#8217;evento per acquisire clienti, partner, distributori e finanziatori esteri. L&#8217;America&#8217;s Cup non è solo una manifestazione sportiva mondiale, ma una piattaforma di business per sviluppare partnership e relazioni internazionali&#8221;</em>.</p>
<p><strong>A che punto è la Rete adesso?</strong><br />
<em>&#8220;Abbiamo oltre 800 aderenti, tra imprese e professionisti. 500 sono fornitori di prodotti e servizi strumentali al percorso di crescita delle aziende innovative e 300 sono le aziende che hanno sviluppato un&#8217;innovazione. Stiamo crescendo al ritmo di 30 nuovi aderenti al giorno&#8221;</em>.</p>
<p><strong>Che cosa intende per percorso di crescita delle aziende innovative?</strong><br />
<em>&#8220;Le PMI italiane, anche quelle più innovative, scontano le criticità strutturali del sistema italiano: difficoltà di reperire capitali dal sistema bancario (e anche dai canali alternativi come il venture capital o il private equity) e di conseguenza molto sono sotto-capitalizzate. Il livello di digitalizzazione non è in linea con le medie internazionali, il portafoglio clienti è prevalentemente composto da clienti italiani&#8230; quindi basso livello di internazionalizzazione. Per non parlare delle difficoltà di trovare risorse umane qualificate nelle funzioni chiave per la crescita, cioè quelle tecnologiche e cosi via. Per sopperire a queste e altre criticità che accomunano buona parte delle PMI italiane, abbiamo disegnato un percorso di avvicinamento all&#8217;America&#8217;s Cup che prevede l&#8217;erogazione di servizi a valore aggiunto e la fornitura di prodotti strumentali alla crescita di queste aziende. L&#8217;obiettivo di questi percorsi è creare le condizioni affinchè le imprese siano in grado di gestire al meglio le relazioni, e quindi le transazioni, con le controparti estere&#8221;.</em></p>
<p><strong>In pratica che cosa avete fatto?</strong><br />
<em>&#8220;Abbiamo individuato insieme alle 300 imprese innovative una serie di prodotti e servizi di cui hanno bisogno da subito per arrivare pronte all&#8217;appuntamento del 2027. Nel mese di luglio abbiamo affidato le prime 150 richieste di prodotti e servizi ai fornitori che si sono qualificati. Adesso abbiamo altri 600 prodotti e servizi richiesti da affidare ai fornitori aderenti alla Rete. Va precisato che per ogni richiesta ci sono più aziende committenti e che ogni giorno cresce il numero di aziende aderenti, quindi il numero di commesse da affidare ai fornitori è in costante crescita&#8221;.</em></p>
<p><strong>Quali sono i prodotti e servizi più richiesti?</strong><br />
<em>&#8220;In generale tutti i prodotti e servizi business to business. L&#8217;elenco è vastissimo.&#8221;</em></p>
<p><strong>Avete già chiuso delle operazioni o dei contratti?</strong><br />
<em>&#8220;Si, abbiamo già chiuso 67 contratti di fornitura di prodotti e servizi strumentali alla crescita delle aziende innovative e sottoscritto 8 accordi di partnership. Adesso inizia la fase due che prevede l&#8217;ampliamento dell&#8217;operatività della Rete anche altri settori. Certamente anche un ufficio stampa che sia in grado di diffondere i nostri messaggi e quelli dei nostri partners&#8221;.</em></p>
<p><img decoding="async" class=" wp-image-16822 aligncenter" src="https://trendiest.it/wp-content/uploads/2025/08/ameri-300x150.png" alt="" width="626" height="313" srcset="https://trendiest.it/wp-content/uploads/2025/08/ameri-300x150.png 300w, https://trendiest.it/wp-content/uploads/2025/08/ameri-768x383.png 768w, https://trendiest.it/wp-content/uploads/2025/08/ameri.png 994w" sizes="(max-width: 626px) 100vw, 626px" /></p>
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</div>
</div>
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		<title>La svolta verde: la BCE e il fattore climatico nei collaterali. Sostenibilità integrata nella gestione del rischio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Brambilla]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Aug 2025 13:31:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[clima]]></category>
		<category><![CDATA[bce]]></category>
		<category><![CDATA[Cambiamento climatico]]></category>
		<category><![CDATA[collaterali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mentre la stampa inglese e americana esalta la novità, anche in Italia emerge un consenso tecnico-politico: convergono tutti verso il nodo centrale del nuovo approccio della BCE per rendere sostenibile la politica monetaria. A fine luglio 2025, la Banca Centrale Europea ha annunciato una rivoluzione silenziosa ma profonda: l’introduzione di un fattore climatico all’interno del [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="113" data-end="348">Mentre la stampa inglese e americana esalta la novità, anche in Italia emerge un consenso tecnico-politico: convergono tutti verso il nodo centrale del nuovo approccio della BCE per rendere sostenibile la politica monetaria.</p>
<p data-start="350" data-end="426"><span class="relative -mx-px my-[-0.2rem] rounded px-px py-[0.2rem] transition-colors duration-100 ease-in-out">A fine luglio 2025, la <strong data-start="23" data-end="49">Banca Centrale Europea</strong> ha annunciato una rivoluzione silenziosa ma profonda: l’introduzione di un <em data-start="125" data-end="144">fattore climatico</em> all’interno del quadro di valutazione dei collaterali accettati nelle operazioni di rifinanziamento. Tale misura, operativa dalla <strong data-start="275" data-end="300">seconda metà del 2026</strong>, mira a ridurre il valore attribuito agli attivi – in particolare obbligazioni corporate emesse da società non finanziarie – qualora siano esposte a rischi climatici legati alla transizione verde.</span></p>
<h3 data-start="428" data-end="478">La copertura internazionale: Usa e Regno Unito</h3>
<ul data-start="480" data-end="753">
<li data-start="480" data-end="635">
<p data-start="482" data-end="635"><span class="relative -mx-px my-[-0.2rem] rounded px-px py-[0.2rem] transition-colors duration-100 ease-in-out"><strong data-start="0" data-end="11" data-is-only-node="">Reuters</strong> (USA/UK) sottolinea come la <strong data-start="40" data-end="57">Fed americana</strong> abbia recentemente abbandonato un’iniziativa globale su rischio climatico, mettendo in risalto il contrasto con la BCE, che ha invece rilanciato il suo impegno inserendo considerazioni ambientali nella politica monetaria</span>. <span class="relative -mx-px my-[-0.2rem] rounded px-px py-[0.2rem] transition-colors duration-100 ease-in-out">Inoltre, Reuters avverte che alcune banche europee hanno già ricevuto <strong data-start="70" data-end="79">multe</strong> per ritardi nella disclosure sui rischi climatici</span></p>
</li>
<li data-start="637" data-end="753">
<p data-start="639" data-end="753"><span class="relative -mx-px my-[-0.2rem] rounded px-px py-[0.2rem] transition-colors duration-100 ease-in-out">Anche il <em data-start="9" data-end="26">Financial Times</em> ha dedicato articoli di rilievo al tema, evidenziando come <strong data-start="86" data-end="186">il prossimo shock finanziario globale potrebbe avere origine proprio dai rischi fisici del clima</strong>, con impatti sistemici sui mutui e sul mercato immobiliare, problemi già emergenti negli Usa</span></p>
</li>
<li data-start="637" data-end="753">
<p data-start="639" data-end="753"><span class="relative -mx-px my-[-0.2rem] rounded px-px py-[0.2rem] transition-colors duration-100 ease-in-out">Nel Regno Unito, però, gli approfondimenti hanno riguardato soprattutto l’enfasi sui dossier ambientali delle grandi banche, meno sul lato collaterale.</span></p>
</li>
</ul>
<h3 data-start="755" data-end="784">Il confronto con l’Italia</h3>
<p data-start="786" data-end="825"><span class="relative -mx-px my-[-0.2rem] rounded px-px py-[0.2rem] transition-colors duration-100 ease-in-out">In Italia, testate come <em data-start="24" data-end="49">Il Sole 24 Ore</em> e altre nel mondo della finanza hanno riportato la notizia con toni più tecnici, ma comunque positivi, evidenziando che i</span><span class="relative -mx-px my-[-0.2rem] rounded px-px py-[0.2rem] transition-colors duration-100 ease-in-out">l Consiglio direttivo della BCE ha introdotto il <em data-start="50" data-end="69">fattore climatico</em> come buffer per tutelare l’Eurosistema da shock legati alla transizione ambientale. </span><span class="relative -mx-px my-[-0.2rem] rounded px-px py-[0.2rem] transition-colors duration-100 ease-in-out">La misura integra e corona le iniziative precedenti della BCE, già impegnata dal 2022 a introdurre limiti e obblighi informativi sulle garanzie legate a società ad alta impronta di carbonio.</span></p>
<p data-start="995" data-end="1075"><span class="relative -mx-px my-[-0.2rem] rounded px-px py-[0.2rem] transition-colors duration-100 ease-in-out">In più, <strong data-start="8" data-end="16">ANRA</strong> (l’Associazione nazionale dei risk manager) ha descritto l’inserimento del fattore climatico nel risk management come una <em data-start="139" data-end="161">svolta significativa</em>, destinata a rafforzare la resilienza della politica monetaria e indirizzare gli operatori verso portafogli più sostenibili.</span></p>
<h3 data-start="1077" data-end="1114">Punti di convergenza e differenze</h3>
<div class="_tableContainer_16hzy_1">
<div class="_tableWrapper_16hzy_14 group flex w-fit flex-col-reverse" tabindex="-1">
<table class="w-fit min-w-(--thread-content-width)" data-start="1116" data-end="1838">
<thead data-start="1116" data-end="1160">
<tr data-start="1116" data-end="1160">
<th data-start="1116" data-end="1126" data-col-size="sm">Aspetto</th>
<th data-start="1126" data-end="1150" data-col-size="md">Comunità anglosassone</th>
<th data-start="1150" data-end="1160" data-col-size="lg">Italia</th>
</tr>
</thead>
<tbody data-start="1206" data-end="1838">
<tr data-start="1206" data-end="1464">
<td data-start="1206" data-end="1221" data-col-size="sm"><strong data-start="1208" data-end="1220">Contesto</strong></td>
<td data-start="1221" data-end="1303" data-col-size="md"><span class="relative -mx-px my-[-0.2rem] rounded px-px py-[0.2rem] transition-colors duration-100 ease-in-out">Focus su contrapposizione con Fed e ruolo dei rischi fisici del clima (es. assicuzioni, immobili)</span></td>
<td data-col-size="lg" data-start="1303" data-end="1464">Attenzione alla coerenza con le politiche BCE preesistenti (deculturizzazione, divulgazione CSRD, limiti collaterali)</td>
</tr>
<tr data-start="1465" data-end="1660">
<td data-start="1465" data-end="1488" data-col-size="sm"><strong data-start="1467" data-end="1487">Focus editoriale</strong></td>
<td data-start="1488" data-end="1560" data-col-size="md">Il valore innovativo del meccanismo e la sua natura economica globale</td>
<td data-start="1560" data-end="1660" data-col-size="lg">Implicazioni tecniche, tempistiche, coinvolgimento normativo e adeguamento del comparto bancario</td>
</tr>
<tr data-start="1661" data-end="1838">
<td data-start="1661" data-end="1679" data-col-size="sm"><strong data-start="1663" data-end="1678">Prospettive</strong></td>
<td data-start="1679" data-end="1768" data-col-size="md">Preoccupazione per effetti sistemici globali, possibilità di spillover anche negli Usa</td>
<td data-start="1768" data-end="1838" data-col-size="lg">Visione operativa e di gestione del rischio contingente e graduale</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</div>
</div>
<h1 data-start="1840" data-end="1880">Come funziona il fattore climatico</h1>
<p data-start="1882" data-end="1921"><span class="relative -mx-px my-[-0.2rem] rounded px-px py-[0.2rem] transition-colors duration-100 ease-in-out">Le banche generalmente stimano tre dimensioni all’origine del calo di valore:</span></p>
<ol data-start="1923" data-end="2133">
<li data-start="1923" data-end="2006">
<p data-start="1926" data-end="2006"><span class="relative -mx-px my-[-0.2rem] rounded px-px py-[0.2rem] transition-colors duration-100 ease-in-out"><strong data-start="0" data-end="23" data-is-only-node="">Stressor settoriale</strong>, applicato uniformemente sulle obbligazioni del settore più a rischio, come evidenziato dallo stress test ambientale 2024 del patrimonio BCE.</span></p>
</li>
<li data-start="2007" data-end="2049">
<p data-start="2010" data-end="2049"><span class="relative -mx-px my-[-0.2rem] rounded px-px py-[0.2rem] transition-colors duration-100 ease-in-out"><strong data-start="0" data-end="30" data-is-only-node="">Esposizione dell’emittente</strong>, basata sulla metodologia CSPP utilizzata dalla BCE stessa per valutare la transizione aziendale.</span></p>
</li>
<li data-start="2050" data-end="2133">
<p data-start="2053" data-end="2133"><span class="relative -mx-px my-[-0.2rem] rounded px-px py-[0.2rem] transition-colors duration-100 ease-in-out"><strong data-start="0" data-end="27" data-is-only-node="">Sensibilità dell’attivo</strong>, ossia la sua vulnerabilità rispetto agli shock climatici inattesi.</span></p>
</li>
</ol>
<p data-start="2135" data-end="2174"><span class="relative -mx-px my-[-0.2rem] rounded px-px py-[0.2rem] transition-colors duration-100 ease-in-out">Lo score risultante condurrà a un aggiustamento – un haircut addizionale – sul valore nominale dell’attivo collaterale.</span></p>
<p data-start="2209" data-end="2291"><span class="relative -mx-px my-[-0.2rem] rounded px-px py-[0.2rem] transition-colors duration-100 ease-in-out">Le controparti bancarie che presentano portafogli con alta esposizione climatica potrebbero vedere una <strong data-start="103" data-end="157">riduzione significativa della liquidità ottenibile</strong> tramite collateral. Tuttavia, l’incentivo della BCE è quello di mantenere <strong data-start="232" data-end="262">calibrazioni proporzionate</strong>, così da garantire una continuità operativa e una <strong data-start="313" data-end="362" data-is-last-node="">trasmissione fluida della politica monetaria.</strong></span></p>
<h3 data-start="2293" data-end="2324">Il quadro normativo europeo</h3>
<p data-start="2326" data-end="2406"><span class="relative -mx-px my-[-0.2rem] rounded px-px py-[0.2rem] transition-colors duration-100 ease-in-out">Questa misura si inscrive in un percorso complesso, che parte dal <strong data-start="66" data-end="88">Green Deal europeo</strong>, passa al <strong data-start="99" data-end="107">SFDR</strong>, e raggiunge le più recenti evoluzioni normative come la <strong data-start="165" data-end="173">CSRD</strong> e la <strong data-start="179" data-end="194">Taxonomy UE</strong>, entrate in vigore tra il 2024 e il 2025. Le istituzioni finanziarie, soprattutto in Italia, sono oggi obbligate a integrare rischi climatici nei processi decisionali e informativi, coerentemente con l’evoluzione normativa europea.</span></p>
<h3 data-start="2408" data-end="2449">Verso un futuro climatico-finanziario</h3>
<p data-start="2451" data-end="2920">L’introduzione del <em data-start="2470" data-end="2489">fattore climatico</em> rappresenta per la BCE un cambio di paradigma: dalla semplice considerazione dei rischi alla loro <em data-start="2588" data-end="2614">valorizzazione operativa</em> all’interno del cuore della politica monetaria. Come scrive la stampa USA e UK, questo meccanismo può disegnare un nuovo modello di <strong data-start="2747" data-end="2804">central banking responsabile, integrato e sostenibile</strong>; in Italia però si guarda anche alla <strong data-start="2842" data-end="2872">gradualità dell’attuazione</strong> e alla capacità delle controparti di adattarsi.</p>
<p data-start="2922" data-end="3151"><strong>I prossimi passi</strong>: consultazioni e iter normativi nel corso del 2025, finalizzazione dei criteri e raccolta dati climatici fino al primo trimestre 2026, con la piena attuazione prevista entro la seconda metà del 2026. In sintesi, l’Europa prende l’iniziativa in modo concreto, mentre oltreoceano si registra un progressivo disimpegno. In Italia il tema è trattato con rigore tecnico ma crescente coinvolgimento politico: la finanza europea sembra ormai aver imboccato senza ritorno la strada della sostenibilità integrata nella gestione del rischio.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>VSME: lo standard volontario ESG dedicato alle PMI non quotate</title>
		<link>https://trendiest.it/vsme-lo-standard-volontario-esg-dedicato-alle-pmi-non-quotate/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Brambilla]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Aug 2025 07:51:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[pmi]]></category>
		<category><![CDATA[rendicontazione sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[VSME]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Commissione Europea apre una nuova fase per la rendicontazione sostenibile delle PMI Con l’adozione della Raccomandazione (UE) 2025/1684 del 30 luglio 2025, la Commissione Europea ha formalmente incoraggiato l’utilizzo dello standard VSME per le PMI non quotate, segnando un passaggio chiave verso una rendicontazione ESG più inclusiva e proporzionata. Si tratta di uno standard [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1 data-start="262" data-end="387">La Commissione Europea apre una nuova fase per la rendicontazione sostenibile delle PMI</h1>
<p data-start="389" data-end="1022">Con l’adozione della <strong data-start="410" data-end="463">Raccomandazione (UE) 2025/1684 del 30 luglio 2025</strong>, la <strong data-start="468" data-end="491">Commissione Europea</strong> ha formalmente incoraggiato l’utilizzo dello standard <strong data-start="546" data-end="554">VSME</strong> per le <strong data-start="562" data-end="581">PMI non quotate</strong>, segnando un passaggio chiave verso una rendicontazione ESG più inclusiva e proporzionata. Si tratta di uno standard <strong data-start="699" data-end="713">volontario</strong>, modulare e semplificato, sviluppato dall’<strong data-start="756" data-end="765">EFRAG</strong> (European Financial Reporting Advisory Group) per supportare le imprese più piccole nella comunicazione delle proprie performance ambientali, sociali e di governance, pur non rientrando nei criteri di obbligatorietà della <strong data-start="988" data-end="996">CSRD</strong> (Direttiva 2022/2464/UE).</p>
<p data-start="1024" data-end="1274">La portata della misura è chiara: <strong data-start="1058" data-end="1126">estendere la cultura della sostenibilità oltre le grandi imprese</strong> e offrire alle PMI uno strumento credibile per accedere a finanziamenti, catene del valore e nuovi mercati, senza gravarle di oneri sproporzionati.</p>
<h3 data-start="1281" data-end="1327">Un quadro su misura per le piccole imprese</h3>
<p data-start="1329" data-end="1752">Lo standard <strong data-start="1341" data-end="1349">VSME</strong> nasce per rispondere alle esigenze delle imprese escluse dalla <strong data-start="1413" data-end="1468">Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD)</strong>, in vigore dal 1° gennaio 2024 per le grandi imprese, e dal 2026 per quelle di media dimensione. Le PMI non quotate, pur restando fuori dall’ambito di applicazione diretto della direttiva, <strong data-start="1658" data-end="1720">sono sempre più sollecitate da banche, clienti e fornitori</strong> a fornire dati ESG attendibili.</p>
<p data-start="1754" data-end="2104">Per questo, la Commissione ha deciso di raccomandare l’adozione volontaria di uno <strong data-start="1836" data-end="1868">standard europeo armonizzato</strong>, riducendo così il rischio di richieste frammentarie e non coordinate lungo le filiere. Il VSME offre un linguaggio comune, comparabile, semplice e accessibile, coerente con la <strong data-start="2046" data-end="2068">tassonomia europea</strong> e con gli obiettivi del Green Deal.</p>
<h3 data-start="2111" data-end="2135">Cosa prevede il VSME</h3>
<p data-start="2137" data-end="2179">Lo standard si articola in <strong data-start="2164" data-end="2178">due moduli</strong>:</p>
<ul data-start="2181" data-end="2636">
<li data-start="2181" data-end="2411">
<p data-start="2183" data-end="2411">Il <strong data-start="2186" data-end="2202">Basic Module</strong>, con <strong data-start="2208" data-end="2238">11 disclosure obbligatorie</strong> su temi prioritari (emissioni Scope 1 e 2, consumo energetico, pratiche lavorative, anticorruzione, pari opportunità, impatti ambientali). È pensato anche per microimprese.</p>
</li>
<li data-start="2413" data-end="2636">
<p data-start="2415" data-end="2636">Il <strong data-start="2418" data-end="2442">Comprehensive Module</strong>, facoltativo, aggiunge <strong data-start="2466" data-end="2491">9 disclosure avanzate</strong> su piani di transizione, governance ESG, obiettivi di riduzione delle emissioni, impatti lungo la catena del valore e relazioni con la comunità.</p>
</li>
</ul>
<p data-start="2638" data-end="2929">Entrambi i moduli seguono i principi della <strong data-start="2681" data-end="2740">Direttiva sulla rendicontazione di sostenibilità (CSRD)</strong> e sono coerenti con le linee guida della <strong data-start="2782" data-end="2805">Normativa Omnibus I</strong>, in fase di approvazione, che punta a evitare che le PMI siano schiacciate da richieste ESG da parte di imprese più grandi.</p>
<p data-start="2931" data-end="3296">Come riportato da <a class="cursor-pointer" target="_new" rel="noopener" data-start="2949" data-end="3135">Talking Sustainability</a>, lo standard permette alle PMI di <strong data-start="3170" data-end="3203">iniziare un percorso graduale</strong>, evitando approcci “taglia unica” che rischierebbero di creare barriere anziché opportunità.</p>
<h3 data-start="3303" data-end="3345">Perché il VSME è strategico per le PMI</h3>
<p data-start="3347" data-end="3623">Nel contesto europeo, oltre il <strong data-start="3378" data-end="3399">99% delle imprese</strong> sono PMI. Tuttavia, molte di esse <strong data-start="3434" data-end="3486">non dispongono delle risorse né delle competenze</strong> per affrontare una rendicontazione ESG strutturata. Il VSME interviene proprio per <strong data-start="3570" data-end="3612">semplificare, uniformare e incentivare</strong>, offrendo:</p>
<ul data-start="3624" data-end="3973">
<li data-start="3624" data-end="3713">
<p data-start="3626" data-end="3713"><strong data-start="3626" data-end="3677">Accesso più agevole a finanziamenti sostenibili</strong>, grazie a una maggiore trasparenza;</p>
</li>
<li data-start="3714" data-end="3788">
<p data-start="3716" data-end="3788"><strong data-start="3716" data-end="3757">Riduzione della pressione informativa</strong> da parte delle grandi imprese;</p>
</li>
<li data-start="3789" data-end="3887">
<p data-start="3791" data-end="3887"><strong data-start="3791" data-end="3846">Miglioramento della reputazione e della credibilità</strong> verso banche, investitori e stakeholder;</p>
</li>
<li data-start="3888" data-end="3973">
<p data-start="3890" data-end="3973"><strong data-start="3890" data-end="3925">Allineamento graduale alla CSRD</strong>, qualora l’impresa cresca o decida di quotarsi.</p>
</li>
</ul>
<p data-start="3975" data-end="4337">Come sottolineato da <a class="cursor-pointer" target="_new" rel="noopener" data-start="3996" data-end="4113">ESG Italia</a>, il VSME rappresenta una <strong data-start="4139" data-end="4159">leva competitiva</strong>, non un mero adempimento burocratico. In un’economia sempre più orientata verso criteri ESG, anche le imprese minori dovranno dimostrare il proprio impegno per la sostenibilità.</p>
<h3 data-start="4344" data-end="4373">Una base normativa solida</h3>
<p data-start="4375" data-end="4699">La <strong data-start="4378" data-end="4412">Raccomandazione (UE) 2025/1684</strong> invita le PMI a utilizzare il VSME, ma <strong data-start="4452" data-end="4475">non impone obblighi</strong>. Tuttavia, il testo apre alla possibilità che <strong data-start="4522" data-end="4656">istituzioni finanziarie, enti pubblici e imprese maggiori possano fare riferimento allo standard per le loro richieste informative</strong>, creando di fatto una spinta all’adozione.</p>
<p data-start="4701" data-end="5103">Inoltre, il VSME è <strong data-start="4720" data-end="4761">coerente con l’articolo 29 della CSRD</strong>, che prevede lo sviluppo di standard semplificati per le PMI. È parte integrante della strategia della Commissione per <strong data-start="4881" data-end="4931">favorire una transizione sostenibile inclusiva</strong>, in linea con il <strong data-start="4949" data-end="4971">Green Deal europeo</strong> e con i principi di finanza sostenibile promossi dal <strong data-start="5025" data-end="5057">Regolamento 2019/2088 (SFDR)</strong> e dal <strong data-start="5064" data-end="5102">Regolamento Tassonomia 2020/852/UE</strong>.</p>
<h3 data-start="5110" data-end="5159">Prossimi passi: strumenti, guida e attuazione</h3>
<p data-start="5161" data-end="5227">L’<strong data-start="5163" data-end="5172">EFRAG</strong> ha già pubblicato il pacchetto operativo, che include:</p>
<ul data-start="5228" data-end="5358">
<li data-start="5228" data-end="5251">
<p data-start="5230" data-end="5251">Linee guida tecniche;</p>
</li>
<li data-start="5252" data-end="5282">
<p data-start="5254" data-end="5282">Template di rendicontazione;</p>
</li>
<li data-start="5283" data-end="5303">
<p data-start="5285" data-end="5303">Indicatori chiave;</p>
</li>
<li data-start="5304" data-end="5358">
<p data-start="5306" data-end="5358">Strumenti digitali per la compilazione semplificata.</p>
</li>
</ul>
<p data-start="5360" data-end="5550">Nei prossimi mesi, è previsto un <strong data-start="5393" data-end="5413">roadshow europeo</strong> per accompagnare le imprese nell’adozione, con il coinvolgimento di associazioni di categoria, camere di commercio e reti di consulenza.</p>
<p data-start="5552" data-end="5762">Intanto, in Italia, <strong data-start="5572" data-end="5634">testate come ESG News, ESG Italia e Talking Sustainability</strong> stanno seguendo con attenzione l’evoluzione del quadro normativo, confermando il crescente interesse anche tra le PMI italiane.</p>
<p data-start="5786" data-end="6067">Il VSME rappresenta <strong data-start="5806" data-end="5844">una risposta concreta e strategica</strong> alle nuove esigenze di rendicontazione ESG. Non è (ancora) un obbligo, ma <strong data-start="5919" data-end="5949">un’opportunità competitiva</strong> per le PMI che vogliono posizionarsi in modo credibile in un mercato dove la sostenibilità è sempre più determinante.</p>
<p data-start="6069" data-end="6317">Con il supporto della Commissione, delle autorità nazionali e degli attori di mercato, lo standard potrà <strong data-start="6174" data-end="6255">favorire l’integrazione delle PMI nell’ecosistema europeo della sostenibilità</strong>, rafforzando trasparenza, fiducia e accesso a risorse vitali.</p>
<p data-start="6324" data-end="6360"><strong data-start="6324" data-end="6357">Fonti e riferimenti normativi</strong>:</p>
<ul data-start="6361" data-end="7188">
<li data-start="6361" data-end="6505">
<p data-start="6363" data-end="6505">Raccomandazione (UE) 2025/1684 del 30 luglio 2025: <a class="cursor-pointer" target="_new" rel="noopener" data-start="6414" data-end="6503">eur-lex.europa.eu</a></p>
</li>
<li data-start="6506" data-end="6630">
<p data-start="6508" data-end="6630">Direttiva 2022/2464/UE (CSRD): <a class="cursor-pointer" target="_new" rel="noopener" data-start="6539" data-end="6628">eur-lex.europa.eu</a></p>
</li>
<li data-start="6631" data-end="6693">
<p data-start="6633" data-end="6693">EFRAG – VSME documents: <a class="cursor-pointer" target="_new" rel="noopener" data-start="6657" data-end="6691">efrag.org</a></p>
</li>
<li data-start="6694" data-end="6833">
<p data-start="6696" data-end="6833">ESG Italia: <a class="cursor-pointer" target="_new" rel="noopener" data-start="6708" data-end="6831">www.esgitalia.it</a></p>
</li>
<li data-start="6834" data-end="7050">
<p data-start="6836" data-end="7050">Talking Sustainability: <a class="cursor-pointer" target="_new" rel="noopener" data-start="6860" data-end="7048">talkingsustainability.it</a></p>
</li>
<li data-start="7051" data-end="7188">
<p data-start="7053" data-end="7188">ESG News: <a class="cursor-pointer" target="_new" rel="noopener" data-start="7063" data-end="7188">esgnews.it</a></p>
</li>
</ul>
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		<item>
		<title>Intelligenza artificiale e lavoro: tra rischio, adattamento e regole europee</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Brambilla]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Aug 2025 16:05:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AUTOMI MECCANICI]]></category>
		<category><![CDATA[AI Act]]></category>
		<category><![CDATA[l’IA cambia il mercato del lavoro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dalla scrittura alla vendita, l’IA cambia il mercato del lavoro. E l’UE risponde con l’AI Act per tutelare cittadini e imprese La diffusione dell’intelligenza artificiale (IA), soprattutto nelle sue forme generative come ChatGPT o Copilot, sta riplasmando il mondo del lavoro. Compiti come scrivere testi, analizzare dati o assistere clienti sono oggi eseguibili da software, [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://trendiest.it/intelligenza-artificiale-e-lavoro-tra-rischio-adattamento-e-regole-europee/">Intelligenza artificiale e lavoro: tra rischio, adattamento e regole europee</a> appeared first on <a href="https://trendiest.it">Trendiest</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1 data-start="251" data-end="382"><strong data-start="251" data-end="382">Dalla scrittura alla vendita, l’IA cambia il mercato del lavoro. E l’UE risponde con l’AI Act per tutelare cittadini e imprese</strong></h1>
<p data-start="389" data-end="874">La diffusione dell’intelligenza artificiale (IA), soprattutto nelle sue forme generative come ChatGPT o Copilot, sta riplasmando il mondo del lavoro. Compiti come scrivere testi, analizzare dati o assistere clienti sono oggi eseguibili da software, spesso con una velocità ed efficienza superiori a quelle umane. Ma mentre molte aziende, come Amazon o IBM, adottano l’IA per aumentare la produttività e tagliare i costi, si accende il dibattito sugli impatti occupazionali e normativi.</p>
<p data-start="876" data-end="1304">Secondo il <strong><em data-start="887" data-end="910">Work Trend Index 2024</em> </strong>di Microsoft e LinkedIn, i ruoli più a rischio sono quelli legati alla comunicazione, alla produzione di contenuti e all’amministrazione: traduttori, venditori, assistenti clienti, scrittori. L’analisi si basa su oltre 200.000 interazioni con Copilot e conferma che le professioni che richiedono competenze cognitive e linguistiche sono particolarmente vulnerabili all’automazione generativa.</p>
<p data-start="1306" data-end="1719">Anche l’AI Index 2024 della Stanford University conferma il trend: le attività cognitive di routine – come redigere testi, classificare informazioni o rispondere a clienti – sono quelle dove l’IA ha già superato la performance umana media. Non sorprende quindi che IBM, nel 2023, abbia annunciato il congelamento di 7.800 posizioni amministrative ritenute automatizzabili nei cinque anni successivi (<em data-start="1706" data-end="1717">Bloomberg</em>).</p>
<h3 data-start="1726" data-end="1750">Non basta una laurea</h3>
<p data-start="1752" data-end="2267">La trasformazione è così profonda che, oggi, nemmeno un titolo di studio universitario rappresenta una garanzia. Secondo l’<strong><em data-start="1875" data-end="1901">OECD Skills Outlook 2025</em></strong>, molte professioni “intellettuali” – compresi insegnanti, economisti, storici – sono considerate ad alta esposizione all’IA, poiché le attività che svolgono possono essere replicate da algoritmi. Come afferma Erik Brynjolfsson dello <strong>Stanford Digital Economy Lab</strong>, “la sfida non è solo perdere il lavoro, ma perderlo perché non ci si è adattati abbastanza in fretta”.</p>
<h3 data-start="2274" data-end="2320">L’AI Act e la risposta dell’Unione Europea</h3>
<p data-start="2322" data-end="2577">Proprio per affrontare le potenziali derive dell’automazione e garantire un’adozione responsabile dell’IA, l’Unione Europea ha approvato nel marzo 2024 l’<strong data-start="2476" data-end="2507">Artificial Intelligence Act</strong> (AI Act), il primo regolamento globale sull’intelligenza artificiale.</p>
<p data-start="2579" data-end="3002">L’AI Act, che entrerà in piena applicazione tra il 2025 e il 2026, classifica i sistemi di IA in quattro categorie di rischio: minimo, limitato, alto e inaccettabile. Le applicazioni ad alto rischio – come i sistemi usati per il reclutamento del personale, la valutazione scolastica o il punteggio di credito – saranno soggette a obblighi stringenti: trasparenza, tracciabilità, documentazione tecnica e supervisione umana.</p>
<p data-start="3004" data-end="3341">Questo ha implicazioni dirette per il mondo del lavoro. Secondo la <strong>Commissione Europea</strong>, le aziende che utilizzano IA nei processi di selezione, valutazione delle performance o gestione del personale dovranno garantire il rispetto di diritti fondamentali, come la protezione dei dati, la non discriminazione e il diritto all’informazione.</p>
<p data-start="3343" data-end="3655">Nel frattempo, l’Italia ha avviato l’istituzione del <strong data-start="3396" data-end="3435">Comitato interministeriale per l’IA</strong>, che affiancherà l’AgID (Agenzia per l’Italia Digitale) nel definire le linee guida nazionali. Tra le priorità: sostenere le PMI nell’adozione etica e sicura dell’IA, anche tramite il programma europeo <em data-start="3638" data-end="3654">Digital Europe</em>.</p>
<h3 data-start="3662" data-end="3695">I lavori più (e meno) colpiti</h3>
<p data-start="3697" data-end="4060">Secondo il <strong><em data-start="3708" data-end="3736">Future of Jobs Report 2024</em> </strong>del World Economic Forum, entro il 2027 il 44% delle competenze lavorative subirà trasformazioni. A subire il maggior impatto saranno i lavori d’ufficio, l’amministrazione, le vendite e i contenuti digitali. Anche settori apparentemente stabili, come l’istruzione o la consulenza finanziaria, sono in fase di ridefinizione.</p>
<p data-start="4062" data-end="4331">Tuttavia, alcune professioni mostrano maggiore resilienza: operatori tecnici, manutentori di impianti, personale sanitario, educatori della prima infanzia. La loro forza risiede nella componente pratica, empatica o relazionale, ancora difficilmente replicabile dall’IA.</p>
<p data-start="4333" data-end="4580">Ma attenzione: “essere meno esposti non significa essere al sicuro”, ammonisce il report McKinsey 2025. Anche i mestieri tradizionali subiranno un’evoluzione, spinti dall’integrazione di tecnologie intelligenti nei contesti produttivi e logistici.</p>
<h3 data-start="4587" data-end="4616">La formazione è la chiave</h3>
<p data-start="4618" data-end="4972">In questo scenario, il ruolo dell’istruzione è cruciale. Secondo un’<strong>indagine di Pearson</strong> (2024), la Gen Z sta privilegiando percorsi percepiti come “anti-IA”, come l’educazione, la psicologia o le scienze della salute. Tuttavia, anche questi ambiti dovranno confrontarsi con l’adozione di strumenti intelligenti, come tutor virtuali e software predittivi.</p>
<p data-start="4974" data-end="5318">Serve dunque un ripensamento radicale dei programmi formativi. Le università e le scuole professionali devono puntare su competenze trasversali (soft skills), alfabetizzazione digitale, pensiero critico e capacità di lavorare in ambienti complessi. Non basta più saper usare la tecnologia: bisogna imparare a interrogarla, gestirla, integrarla.</p>
<p data-start="5320" data-end="5616">Come sostiene il <strong><em data-start="5337" data-end="5368">Digital Education Action Plan</em> </strong>della Commissione Europea, occorre investire in <strong data-start="5417" data-end="5500">educazione al pensiero computazionale, intelligenza artificiale e cybersecurity</strong> sin dalle scuole primarie, per preparare una generazione capace di convivere con la tecnologia in modo consapevole.</p>
<h3 data-start="5623" data-end="5650">Verso un mercato ibrido</h3>
<p data-start="5652" data-end="6040">La vera posta in gioco non è la sostituzione dell’essere umano, ma la sua integrazione con l’intelligenza artificiale. Le aziende che sapranno valorizzare questa alleanza avranno un vantaggio competitivo nel lungo periodo. E i lavoratori che riusciranno ad aggiornarsi – imparando a usare gli strumenti di IA per aumentare produttività, creatività ed efficienza – saranno i più richiesti.</p>
<p data-start="6042" data-end="6411">In questo senso, il futuro del lavoro non è determinato dalla tecnologia, ma dalle <strong data-start="6125" data-end="6141">scelte umane</strong> che ne guideranno l’utilizzo. Come ha dichiarato Margrethe Vestager, vicepresidente della Commissione Europea: «L’intelligenza artificiale può essere una forza positiva, se regolata e controllata nell’interesse dei cittadini, dei lavoratori e dell’innovazione europea».</p>
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		<title>In India c&#8217;è chi deve scegliere tra curarsi e mangiare. Una giovane italiana vuole cambiare il mondo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Brambilla]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Jul 2025 09:53:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SOCIETÀ]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Eleonora Chioda, Giornalista,  segnala questa bella storia. Eleonora cura Beautiful Minds per Italian Tech. Scrive per Wired. Ideatrice di Silicon Valley e del bestseller Startup. Ex direttrice responsabile di testata. Speaker. Modera eventi dedicati all’innovazione. Matilde Giglio, founder di Even Matilde Giglio (nella foto) ha 33 anni e in India ha costruito un ospedale. Per [&#8230;]</p>
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<div class="update-components-actor__meta "><a class="ksGOyBtVzEzOJgTMnCzNSFpERwCXUapITUY update-components-actor__meta-link" href="https://www.linkedin.com/in/eleonorachioda?miniProfileUrn=urn%3Ali%3Afsd_profile%3AACoAAAA4yLkBcIhqa9EYCVb8yucyyCcUL41KaDc" target="_self" aria-label="Mostra: Eleonora Chioda Già segui Giornalista. Curo Beautiful Minds per Italian Tech. Scrivo per Wired. Ideatrice di Silicon Valley e del bestseller Startup. Ex direttrice responsabile di testata. Speaker. Modero eventi dedicati all’innovazione. 101er" data-test-app-aware-link=""><strong><span class="update-components-actor__title"><span class="ZBpkEcYeAAqepvfWOrtoRRaXwzjDgceQHU hoverable-link-text t-14 t-bold text-body-medium-bold white-space-nowrap t-black update-components-actor__single-line-truncate"><span dir="ltr"><span aria-hidden="true">Eleonora Chioda, </span></span></span></span></strong><span class="update-components-actor__description text-body-xsmall t-black--light"><span aria-hidden="true"><strong>Giornalista,</strong></span></span></a> <span class="update-components-actor__description text-body-xsmall t-black--light"><span aria-hidden="true"> segnala questa bella storia.</span></span></div>
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<p><span class="update-components-actor__description text-body-xsmall t-black--light"><span aria-hidden="true">Eleonora cura Beautiful Minds per Italian Tech. Scrive per Wired. Ideatrice di Silicon Valley e del bestseller Startup. Ex direttrice responsabile di testata. Speaker. Modera eventi dedicati all’innovazione.</span></span></p>
</div>
<h1><span class="break-words tvm-parent-container"><span dir="ltr">Matilde Giglio, founder di Even</span></span></h1>
<div>Matilde Giglio <em>(nella foto)</em> ha 33 anni e in India ha costruito un ospedale. Per risolvere il problema più grave per un essere umano: quello di non avere accesso alle cure. Lei è <a class="ksGOyBtVzEzOJgTMnCzNSFpERwCXUapITUY " tabindex="0" href="https://www.linkedin.com/in/ACoAABbsHQgBz-auB4NgBWbQCafGr9MaPT93UU0" target="_self" data-test-app-aware-link="">Matilde Giglio</a>, founder di <a class="ksGOyBtVzEzOJgTMnCzNSFpERwCXUapITUY " tabindex="0" href="https://www.linkedin.com/company/even-healthcare/" target="_self" data-test-app-aware-link="">Even</a>, e ha appena aperto a Bangalore il suo primo ospedale. «Cureremo milioni di persone». Il suo obiettivo? Costruirne 18 in tre anni, nelle sei principali città indiane.</div>
</div>
</div>
<div tabindex="-1">
<div class="feed-shared-inline-show-more-text feed-shared-update-v2__description feed-shared-inline-show-more-text--minimal-padding feed-shared-inline-show-more-text--3-lines feed-shared-inline-show-more-text--expanded " tabindex="-1">
<div class="update-components-text relative update-components-update-v2__commentary " dir="ltr"><span class="break-words tvm-parent-container"><span class="break-words tvm-parent-container"><span dir="ltr"><br />
«In India tutti pagano le cure di tasca propria. I prodotti assicurativi sono restrittivi e poco favorevoli. Il mercato è enorme: 1,4 miliardi di persone. La classe media è composta da 350 milioni di persone. Quasi 60 milioni di famiglie si indebitano per ricevere cure mediche.</span></span></span><strong>«C&#8217;è chi deve scegliere tra curarsi e mangiare»</strong>.E c&#8217;è di più. «Nel sistema privato indiano, è comune che i medici vengano premiati in base al volume di interventi e test eseguiti, portando spesso a trattamenti non necessari. I pazienti vengono ospedalizzati 2 o 3 volte più della media globale. Even vuole cambiare questa logica».Matilde Giglio è considerata tra le 10 imprenditrici “indiane” che stanno cambiando il Paese. Nel 2021 ha fondato Even Healthcare, insieme a <a class="ksGOyBtVzEzOJgTMnCzNSFpERwCXUapITUY " tabindex="0" href="https://www.linkedin.com/in/ACoAABDt1zgBHsx8XFNem-j-zRGKJNNwbiDHplk" target="_self" data-test-app-aware-link="">Mayank Banerjee</a> e <a class="ksGOyBtVzEzOJgTMnCzNSFpERwCXUapITUY " tabindex="0" href="https://www.linkedin.com/in/ACoAAAaF9FYBuJ1J7gBgCZWLA_GQbHUa-H-ucuo" target="_self" data-test-app-aware-link="">Alessandro Davide Ialongo</a> («mio compagno alle medie, lavorava a Deep Mind»).La sua è una storia meravigliosa. Piena di svolte, incontri e avventure. Fin da ragazzina vuole cambiare il mondo.  Ha tre grandi passioni: la politica, che la porterà a lavorare anche per il partito di Gandhi a Delhi durante le elezioni indiane. Lo sport estremo, come le arrampicate. E l’imprenditoria.</p>
<p>Arriva a Nuova Delhi durante le elezioni, ci deve rimanere sei mesi. E non torna più. «È stata l’esperienza più folle che ho fatto nella vita». Diventa Head of digital del Congress party, il partito del Congresso Nazionale. Gestisce 100 persone, 60 milioni di dollari in comunicazione. « In quei sei mesi è come se avessi fatto un master sull’India e i suoi problemi. Ho capito i bisogni più urgenti: il lavoro e l’accesso alle cure mediche.</p>
<p>Even è nata in questo periodo. Anno 2021. «La nostra è un’assicurazione sanitaria che copre la salute a 360 gradi. È una sorta di medico di famiglia. Solo quando è necessario, ti indirizzano agli ospedali».</p>
<p>E ora l’ospedale se lo sono costruiti. È una struttura all&#8217;avanguardia con sale operatorie e unità di terapia intensiva.</p>
<p>Even ha raccolto 60 milioni di dollari in tre anni, da fondi come <a class="ksGOyBtVzEzOJgTMnCzNSFpERwCXUapITUY " tabindex="0" href="https://www.linkedin.com/company/khosla-ventures/" target="_self" data-test-app-aware-link="">Khosla Ventures</a> e <a class="ksGOyBtVzEzOJgTMnCzNSFpERwCXUapITUY " tabindex="0" href="https://www.linkedin.com/company/the-founders-fund/" target="_self" data-test-app-aware-link="">Founders Fund</a>, generando 35 milioni di dollari di fatturato nel 2024</p>
<p>«Sogno ogni giorno di tornare in Italia. Ma penso che valga la pena mettere in secondo piano il proprio benessere personale in nome di un ideale più alto. Vorrei risolvere un problema vero per il Paese più grande e inesplorato del mondo. Sto facendo il massimo per non svegliarmi fra 10 anni e dirmi: ho sbagliato tutto&#8230;».</p>
<p>Che ne pensate?</p>
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		<title>Ucraina: vogliamo tutti una pace giusta. Un cammino difficile ma possibile</title>
		<link>https://trendiest.it/16796-2/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Brambilla]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Jul 2025 09:36:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[GUELFI E GHIBELLINI]]></category>
		<category><![CDATA[guerra nel cuore dell’Europa]]></category>
		<category><![CDATA[cammino verso la pace]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il difficile ma possibile cammino verso la pace &#8212;di Giovanni Bonomo &#8212; Da che parte stare? Dalla parte dell’umanità  La neutralità, oggi, non è equidistanza: è umanità. È capacità di pensiero critico, di compassione, di lucidità, è rifiutare di scegliere tra imperi, per scegliere la dignità della persona. È tempo di unire le forze migliori, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3>Il difficile ma possibile cammino verso la pace</h3>
<p>&#8212;di <strong>Giovanni Bonomo</strong> &#8212;</p>
<h1><strong>Da che parte stare? Dalla parte dell’umanità</strong><strong> </strong></h1>
<p><img decoding="async" class="size-medium wp-image-16797 alignleft" src="https://trendiest.it/wp-content/uploads/2025/07/pace-giusta-200x300.png" alt="" width="200" height="300" srcset="https://trendiest.it/wp-content/uploads/2025/07/pace-giusta-200x300.png 200w, https://trendiest.it/wp-content/uploads/2025/07/pace-giusta.png 512w" sizes="(max-width: 200px) 100vw, 200px" />La neutralità, oggi, non è equidistanza: è umanità. È capacità di pensiero critico, di compassione, di lucidità, è rifiutare di scegliere tra imperi, per scegliere la dignità della persona. È tempo di unire le forze migliori, di destra e sinistra, religiose e laiche, pacifiste e militanti, per un nuovo fronte: quello della pace giusta, possibile e necessaria.</p>
<p>Il Centro Culturale Candide, da sempre promotore di un umanesimo laico e pacifista, lancia un appello aperto alla società civile del mondo intero per una pace duratura e incondizionata.</p>
<p>Non siamo né con Putin né con Trump, siamo con chi muore sotto le bombe, con chi chiede pane e non carri armati, con chi osa ancora parlare di umanesimo. E forse, se abbastanza voci si uniranno, il silenzio della guerra potrà essere interrotto dal clamore delle nostre coscienze.</p>
<p><em>La guerra in Ucraina, lungi dall’essere solo un conflitto territoriale, è divenuta un simbolo di una frattura ben più ampia e profonda, che attraversa il mondo tra visioni egemoniche, interessi strategici ed economici. Da un lato l&#8217;Occidente a trazione NATO, che si presenta come baluardo della democrazia e della libertà contro un’autocrazia invasiva; dall’altro una narrazione alternativa, che accusa l&#8217;Occidente di aver provocato la guerra con l’espansione a est e di usare l’Ucraina come strumento di logoramento della Russia. Ma la verità è più complessa.</em></p>
<h1><strong>Il punto di vista occidentale: difendere l’ordine liberale</strong><strong> </strong></h1>
<p>Per Stati Uniti, Regno Unito e i Paesi membri della NATO, la guerra in Ucraina è una risposta necessaria a un’aggressione inattesa e brutale. In questa narrativa, Vladimir Putin è il nuovo zar, un autocrate ossessionato dal mito dell’impero perduto, pronto a calpestare la sovranità di uno Stato libero e democratico. L’Occidente sostiene l’Ucraina per fermare la legge del più forte, proteggere i confini europei e inviare un messaggio chiaro: nessuna invasione resterà impunita.</p>
<p>Non mancano elementi validi in questa visione: l’invasione russa del 24 febbraio 2022 viola in modo lampante il diritto internazionale e rappresenta una tragedia umanitaria. Chi nega questo parte da una premessa profondamente errata. Ma è altrettanto errato fermarsi qui.</p>
<h1><strong>Da che parte stare? Dalla parte dell’umanità</strong><strong> </strong></h1>
<p><img decoding="async" class="size-medium wp-image-16797 alignleft" src="https://trendiest.it/wp-content/uploads/2025/07/pace-giusta-200x300.png" alt="" width="200" height="300" srcset="https://trendiest.it/wp-content/uploads/2025/07/pace-giusta-200x300.png 200w, https://trendiest.it/wp-content/uploads/2025/07/pace-giusta.png 512w" sizes="(max-width: 200px) 100vw, 200px" />La neutralità, oggi, non è equidistanza: è umanità. È capacità di pensiero critico, di compassione, di lucidità, è rifiutare di scegliere tra imperi, per scegliere la dignità della persona. È tempo di unire le forze migliori, di destra e sinistra, religiose e laiche, pacifiste e militanti, per un nuovo fronte: quello della pace giusta, possibile e necessaria.</p>
<p>Il Centro Culturale Candide, da sempre promotore di un umanesimo laico e pacifista, lancia un appello aperto alla società civile del mondo intero per una pace duratura e incondizionata.</p>
<p>Non siamo né con Putin né con Trump, siamo con chi muore sotto le bombe, con chi chiede pane e non carri armati, con chi osa ancora parlare di umanesimo. E forse, se abbastanza voci si uniranno, il silenzio della guerra potrà essere interrotto dal clamore delle nostre coscienze.</p>
<p><strong>La critica dissidente: il prezzo della nostra ipocrisia</strong><strong> </strong></p>
<p>Giornalisti e intellettuali come Marco Travaglio, Giorgio Bianchi, Elena Basile e Alessandro Orsini denunciano, pur con accenti e approcci diversi, il doppio standard dell’Occidente, l’uso cinico del linguaggio dei diritti per mascherare interessi geopolitici ed economici. Ricordano che la NATO, dopo la fine della Guerra Fredda, ha violato promesse implicite fatte a Mosca (come la non espansione verso est) e che il conflitto in Ucraina non nasce nel 2022 ma affonda le radici nel 2014, con il colpo di Stato a Kiev e la guerra civile nel Donbass.</p>
<p>Questa corrente di pensiero evidenzia l’effetto devastante delle sanzioni, il ruolo della lobby delle armi, la demonizzazione sistematica del dissenso e l’annichilimento del giornalismo indipendente. L’Europa, in questa visione, appare vassalla degli interessi americani, incapace di elaborare una politica autonoma e di farsi ponte tra i due mondi.</p>
<p>Come scrivevo in <a href="https://libertariam.blogspot.com/2023/06/la-guerra-nel-cuore-delleuropa-di.html"><em>La guerra nel cuore dell’Europa</em></a>, questo conflitto ha fatto saltare l’idea stessa di un’Europa pacificata e ha sancito la crisi del progetto comunitario, che ha abbandonato ogni vocazione pacifista per accodarsi a un paradigma militarista. Siamo diventati guerrafondai per procura senza rendercene conto.</p>
<h1><strong>Vogliamo tutti una pace giusta</strong><strong> </strong></h1>
<p>La pace non è solo l’assenza di guerra, è una condizione politica, giuridica e culturale fondata sulla giustizia, sull’autodeterminazione dei popoli, sul rispetto reciproco e sull’equilibrio tra interessi divergenti. Ma per poterne parlare con serietà occorre uscire dal dogma della “vittoria totale”, e questo da entrambe le parti.</p>
<p>Occorre <strong>denunciare</strong> con la stessa fermezza:</p>
<ul>
<li>l’aggressione russa in quanto tale, e le sue conseguenze devastanti per civili, minori, donne, territori distrutti e generazioni future;</li>
<li>l’espansionismo NATO, la subalternità europea, il cinismo industrial-militare e la manipolazione dell’informazione;</li>
<li>la censura del dissenso, l’istigazione all’odio russofobo, il fallimento dell’ONU e dell’OSCE.</li>
</ul>
<p>Dobbiamo tornare a <strong>proporre</strong>:</p>
<ul>
<li>un cessate il fuoco immediato e garantito;</li>
<li>una conferenza internazionale per la neutralità armata dell’Ucraina;</li>
<li>il riconoscimento dei diritti delle minoranze (russofone, tatari di Crimea, ucraini della Transcarpazia);</li>
<li>un tribunale imparziale che indaghi sui crimini di guerra<em>di tutte le parti</em>;</li>
<li>un piano europeo per la ricostruzione e la riconciliazione sociale post-bellica;</li>
<li>un freno alla corsa agli armamenti e un nuovo patto di sicurezza collettiva euroasiatico.</li>
</ul>
<p>Come ho scritto in <a href="https://ilvelodimaya.eu/quel-crimine-della-guerra-abominio-di-ogni-diritto/"><em>Quel crimine della guerra, abominio di ogni diritto</em></a>, la guerra non è solo un reato contro il diritto internazionale: è un’onta per la coscienza umana. Ed è proprio per questo che ogni cittadino, intellettuale, politico e giurista ha il dovere morale di opporsi, sempre, alla sua normalizzazione.</p>
<p><strong>E Gaza grida: &#8220;cessate lo sterminio!&#8221;</strong></p>
<p><strong> </strong>Non possiamo parlare di pace in Ucraina dimenticando Gaza. Anzi, sarebbe un’offesa al concetto stesso di giustizia, perché là una “guerra” non c’è, ma solo un sistematico sterminio.</p>
<p>Nella Striscia di Gaza, da mesi – se non da anni – si consuma un genocidio a bassa e alta intensità, condotto da uno Stato che si dichiara “democrazia” ma agisce con metodi coloniali e disumani. Il diritto internazionale viene quotidianamente calpestato: ospedali bombardati, bambini bruciati vivi, giornalisti uccisi, intere famiglie cancellate da missili &#8220;chirurgici&#8221;. Il tutto sotto il silenzio o la complicità delle grandi potenze occidentali.</p>
<p>Quale credibilità ha l’Occidente che si commuove per Kiev e ignora Rafah? Che invoca la Carta dell’ONU per l’Ucraina ma la straccia per la Palestina?</p>
<p>Una vera pace giusta non può che essere universale. Non può fermarsi al confine polacco o all’Oblast&#8217; di Luhans&#8217;k, deve valere per ogni popolo, per ogni madre che piange un figlio, per ogni popolo che lotta per vivere. Lo ricordo nel mio contributo <em><a href="https://ilvelodimaya.eu/alla-ricerca-di-una-pace-perduta-per-la-salvezza-dellumanita/">Alla ricerca di una pace perduta</a></em>: se non poniamo fine alla guerra, sarà la guerra a porre fine a noi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Milano, 27. 7.2025</em><br />
<em>Giovanni Bonomo</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Italiani all’estero: un tesoro invisibile che può rafforzare il debito pubblico italiano</title>
		<link>https://trendiest.it/italiani-allestero-un-tesoro-invisibile-che-puo-rafforzare-il-debito-pubblico-italiano/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Brambilla]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Jul 2025 14:43:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Italiani all’estero: un patrimonio in movimento  Con oltre 6 milioni di connazionali residenti fuori dai confini, cresce il potenziale inespresso degli investimenti &#8220;patriottici&#8221; in titoli di Stato italiani Al 31 dicembre 2024, gli italiani residenti all’estero erano 6,38 milioni, con un incremento di 243mila unità rispetto all’anno precedente. Lo rivela l’ultima stima Istat, che fotografa [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h1><strong data-start="0" data-end="90">Italiani all’estero: un patrimonio in movimento </strong></h1>
<p data-start="0" data-end="250"><strong>Con oltre 6 milioni di connazionali residenti fuori dai confini, cresce il potenziale inespresso degli investimenti &#8220;patriottici&#8221; in titoli di Stato italiani</strong></p>
<p data-start="252" data-end="905">Al 31 dicembre 2024, gli italiani residenti all’estero erano <strong data-start="312" data-end="328">6,38 milioni</strong>, con un incremento di <strong data-start="351" data-end="368">243mila unità</strong> rispetto all’anno precedente. Lo rivela l’ultima stima Istat, che fotografa una diaspora moderna, in crescita continua, composta da cittadini distribuiti prevalentemente in <strong data-start="542" data-end="567">Europa</strong> (oltre il 50%) e <strong data-start="570" data-end="596">America </strong>(quasi il 41%). Si tratta di un fenomeno che non solo ridefinisce i confini culturali della nostra identità nazionale, ma apre anche una riflessione importante sul ruolo che questa comunità globale può giocare <strong data-start="792" data-end="829">nel sostenere l’economia italiana</strong>, soprattutto attraverso <strong data-start="854" data-end="904">strumenti di risparmio e investimento pubblico</strong>.</p>
<p data-start="252" data-end="905"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-251588 aligncenter" src="https://www.lamiafinanza.it/wp-content/uploads/2025/07/il-risparmio-degli-italiani-allestero-un-patrimonio-in-movimento-che-puo-sostenere-leconomia-nazionale-600x300.jpg" alt="" width="600" height="300" /></p>
<h1 data-start="907" data-end="978">Un potenziale inespresso: il risparmio degli italiani oltre confine</h1>
<p data-start="980" data-end="1448">Nonostante solo il <strong data-start="999" data-end="1008">30,8%</strong> degli italiani residenti all’estero sia effettivamente nato in Italia, la connessione con il Paese d’origine rimane forte. Secondo la Borsa Italiana, nel 2024 sono state <strong data-start="1179" data-end="1190">121mila</strong> le acquisizioni di cittadinanza italiana da parte di cittadini residenti all’estero, oltre la metà per <strong data-start="1294" data-end="1321">trasmissione ereditaria</strong>. Si tratta di una comunità di “nuovi italiani” che mantiene legami affettivi, culturali e spesso economici con la madrepatria.</p>
<p data-start="1450" data-end="1884">In questo quadro, si apre una <strong data-start="1480" data-end="1547">nuova frontiera di opportunità </strong>per la finanza pubblica italiana: coinvolgere questa vasta popolazione nella <strong data-start="1592" data-end="1629">sottoscrizione di titoli di Stato</strong>. Se anche solo una frazione dei capitali privati detenuti dagli italiani all’estero venisse canalizzata verso strumenti come BTP, Buoni del Tesoro o nuove emissioni green, l’impatto sul bilancio statale e sulla stabilità del debito pubblico sarebbe rilevante.</p>
<h4 data-start="1886" data-end="1923">Una comunità mobile e consapevole</h4>
<p data-start="1925" data-end="2332">Nel 2024, si sono registrati <strong data-start="1954" data-end="1973">156mila espatri</strong> e <strong data-start="1976" data-end="1995">53mila rimpatri</strong>, con un saldo migratorio negativo pari a <strong data-start="2037" data-end="2055">-103mila unità</strong>. A questi numeri si aggiungono <strong data-start="2087" data-end="2115">oltre 49mila spostamenti</strong> tra Paesi esteri di cittadini italiani, di cui circa un quarto riguarda persone nate in Italia. Una mobilità fluida e crescente, che evidenzia un tratto sempre più internazionale dell’identità italiana contemporanea.</p>
<p data-start="2334" data-end="2906">Molti di questi cittadini lavorano in settori ad alto valore aggiunto – tecnologia, finanza, università – e dispongono di risparmi importanti. Eppure, pochi strumenti esistono oggi per <strong data-start="2518" data-end="2621">favorire e incentivare l’investimento diretto dei residenti all’estero nel debito pubblico italiano</strong>. Un’occasione mancata, se si considera che nel 2024 il <strong data-start="2677" data-end="2746">debito pubblico dell’Italia ha raggiunto i 2.900 miliardi di euro</strong>, secondo i dati MEF, e che una maggiore partecipazione dei cittadini potrebbe rafforzarne la sostenibilità, riducendo la dipendenza dai mercati internazionali.</p>
<h4 data-start="2908" data-end="2966">Verso un BTP “di ritorno”? Idee per una finanza civica</h4>
<p data-start="2968" data-end="3438">Diversi Paesi – su tutti Israele con i <strong data-start="3007" data-end="3025">Diaspora Bonds</strong> – hanno lanciato negli anni strumenti finanziari dedicati ai propri connazionali all’estero. L’Italia, oggi, potrebbe seguire una strada simile. Un’ipotesi su cui stanno riflettendo economisti e policymaker è quella di istituire un <strong data-start="3258" data-end="3297">BTP Italia per residenti all’estero</strong>, accessibile tramite piattaforme digitali, con vantaggi fiscali e finalità di impatto sociale: investimenti in sanità, istruzione, digitale.</p>
<p data-start="3440" data-end="3724">Una simile iniziativa non solo rafforzerebbe i legami simbolici tra cittadini e Stato, ma potrebbe anche rappresentare un <strong data-start="3562" data-end="3610">nuovo canale di raccolta etica e trasparente</strong>, coinvolgendo in modo attivo chi, pur vivendo lontano, sente ancora forte l’appartenenza alla comunità nazionale.</p>
<h4 data-start="3726" data-end="3764">Strumenti e incentivi: cosa manca?</h4>
<p data-start="3766" data-end="3849">Per stimolare una maggiore partecipazione finanziaria della diaspora, servirebbero:</p>
<ul data-start="3851" data-end="4348">
<li data-start="3851" data-end="3952">
<p data-start="3853" data-end="3952"><strong data-start="3853" data-end="3877">Campagne informative</strong> presso ambasciate, consolati e istituzioni culturali italiane nel mondo;</p>
</li>
<li data-start="3953" data-end="4106">
<p data-start="3955" data-end="4106"><strong data-start="3955" data-end="3988">Portali digitali semplificati</strong> per la sottoscrizione dei titoli di Stato, accessibili anche con identità digitali estere (come SPID estero o eID);</p>
</li>
<li data-start="4107" data-end="4231">
<p data-start="4109" data-end="4231"><strong data-start="4109" data-end="4130">Incentivi fiscali</strong> per i residenti esteri che investono in specifici progetti infrastrutturali o ambientali italiani;</p>
</li>
<li data-start="4232" data-end="4348">
<p data-start="4234" data-end="4348"><strong data-start="4234" data-end="4286">Collaborazioni con le banche italiane all’estero</strong> per offrire prodotti finanziari legati al risparmio pubblico.</p>
</li>
</ul>
<p data-start="4350" data-end="4552">Ad oggi, i <strong data-start="4361" data-end="4375">BTP Italia</strong> sono sottoscrivibili anche da residenti esteri, ma la comunicazione su scala globale è limitata, e le modalità tecniche spesso scoraggiano chi vive fuori dai confini nazionali.</p>
<p data-start="4594" data-end="5030">La crescente mobilità degli italiani all’estero, unita al desiderio di partecipazione civica e al patrimonio complessivo generato da questa comunità, costituisce una risorsa strategica per il sistema Paese. Investire in <strong data-start="4814" data-end="4862">educazione finanziaria e strumenti inclusivi</strong> per coinvolgere questa fascia di popolazione nella crescita economica nazionale non è solo una scelta pragmatica, ma una visione di <strong data-start="4995" data-end="5029">cittadinanza economica globale</strong>.</p>
<p data-start="5032" data-end="5304">Con oltre 6 milioni di cittadini distribuiti nel mondo, l’Italia ha l’occasione – e forse la responsabilità – di ricucire il legame tra identità e partecipazione economica, trasformando il risparmio degli italiani all’estero in energia per lo sviluppo interno.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Lo sforzo ha un senso. Ma non sempre</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Jul 2025 10:37:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SOCIETÀ]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Caruso]]></category>
		<category><![CDATA[Sebastiano Zanolli]]></category>
		<category><![CDATA[Lo sforzo ha un senso]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Francesco Caruso Fondatore di Cicli&#38;Mercati ci segnala questo interessante post di Sebastiano Zanolli &#8220;Ho riletto questo post che avevo già commentato&#8230; &#8220; dice &#8220;Ma l&#8217;ho trovato davvero denso e carico e secondo me trasversale rispetto a molte situazioni. Per questo oggi lo riposto. Le cose che dice sull&#8217;impegno, dove parla dell&#8217;impegno sul lavoro, possono essere [&#8230;]</p>
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<div class="update-components-actor__meta "><span class="update-components-actor__title"><span class="NUdbRFksjaDGztYPZyyZHiIweZusQRGbmgVM hoverable-link-text t-14 t-bold text-body-medium-bold white-space-nowrap t-black "><span dir="ltr"><span aria-hidden="true"><strong>Francesco Caruso</strong> </span></span></span></span><span class="update-components-actor__description text-body-xsmall t-black--light"><span class="visually-hidden">Fondatore di Cicli&amp;Mercati</span></span> ci segnala questo interessante post di <a class="LmfeiLKoocWbXCNApouwKExPrfRknwNE update-components-actor__meta-link" href="https://www.linkedin.com/in/sebastiano-zanolli?miniProfileUrn=urn%3Ali%3Afsd_profile%3AACoAAAAB238Br4xeB_dasaBYViC0ZDyR5uwUExg" target="_self" aria-label="Mostra: Sebastiano Zanolli Influencer • 2° Manager, autore, speaker, conduttore per eventi aziendali, Advisor per l’efficacia collaborativa dei team e vertici aziendali. Autore dei libri : “La grande differenza”, “Alternative”, “Lavorare è collaborare”." data-test-app-aware-link=""><span class="update-components-actor__title"><span class="NUdbRFksjaDGztYPZyyZHiIweZusQRGbmgVM hoverable-link-text t-14 t-bold text-body-medium-bold white-space-nowrap t-black "><span aria-hidden="true">Sebastiano Zanolli</span></span></span></a> <em>&#8220;Ho riletto questo post che avevo già commentato&#8230; &#8220;</em> dice <em>&#8220;Ma l&#8217;ho trovato davvero denso e carico e secondo me trasversale rispetto a molte situazioni. Per questo oggi lo riposto. Le cose che dice sull&#8217;impegno, dove parla dell&#8217;impegno sul lavoro, possono essere facilmente traslate a molti altri campi. È c&#8217;è una frase secondo me potentissima&#8230; Cercatela!&#8221;</em></div>
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<p><span class="break-words tvm-parent-container"><span dir="ltr"><strong>Lo sforzo ha un senso. Ma non sempre.</strong></span></span></p>
<p>Per anni ho creduto e a tratti lo credo ancora che tutto dipendesse da me.<br />
Vengo da una cultura dove lo sforzo non era un valore. Era un dovere.<br />
E quando ho iniziato a lavorare negli anni ’90, l’idea che “se vuoi, puoi” mi sembrava naturale.</p>
<p><strong>Carnagie, Mandino, Tracy, Robbins, Covey</strong>… per dirne alcuni.<br />
Mi davano una cosa semplice e potente: una direzione.<br />
E in certe fasi della vita, una direzione è già una forma di salvezza.</p>
<p>E qualcosa ha funzionato.<br />
Mi sono formato. Ho costruito, cambiato, aiutato.</p>
<p>Poi, col tempo, ho iniziato a vedere le crepe.</p>
<p>Persone capaci che affondano.<br />
Giovani motivatissimi che si bruciano.<br />
Colleghi che lottano come leoni ma non ottengono nulla.</p>
<p>E non per mancanza di sforzo.</p>
<p>Allora ho cominciato a chiedermi:<br />
ma lo sforzo ha senso sempre?<br />
Oppure ci sono momenti in cui <strong>insistere è solo un modo per consumarsi</strong>?</p>
<p><strong>Byung-Chul Han</strong> ha scritto che oggi ci auto-sfruttiamo nel nome della libertà.<br />
<strong>Mark Fisher</strong> ha parlato di un mondo dove chi fallisce si sente colpevole, anche quando il problema è fuori.<br />
<strong>Benasayag</strong> invita a distinguere tra funzionare e vivere.</p>
<p>Eppure, nessuno di loro dice: non fare niente.<br />
Dicono solo: scegli bene per cosa vale la pena faticare.</p>
<p>Anche la scienza sembra confermarlo.<br />
Seligman parlava di impotenza appresa: smetti di provarci non perché sei pigro, ma perché hai capito che non serve.<br />
Bandura spiegava che ci impegniamo solo se percepiamo che possiamo davvero incidere.<br />
Anche gli animali, quando capiscono che non ce la faranno, si fermano.</p>
<p>Non sto dicendo che lo sforzo sia una bugia.<br />
Sto dicendo che non è sempre la risposta giusta.</p>
<p>I libri motivazionali hanno aiutato milioni di persone.<br />
Ma in un mondo che vede i meccanismi della competizione sfasati e spesso taroccati la vera sfida è capire quando ha senso provarci, e quando invece no.</p>
<p>Lo sforzo ha bisogno di tre cose:<br />
un “perché”,<br />
un “per chi”,<br />
e almeno un barlume di possibilità.</p>
<p><strong>Lo sforzo non è da buttare via.</strong><br />
È parte della nostra specie, della nostra storia, delle cose buone che sono arrivate al mondo.</p>
<p>Ma se non lo sappiamo distinguere, se lo trattiamo sempre e solo come una virtù in sé, rischiamo di consegnarci a un sistema più furbo di noi.<br />
Un sistema che sa premiare l’energia, ma la vuole cieca.<br />
Che ti dice di insistere, anche quando sei in un vicolo che non porta da nessuna parte.<br />
Che ti fa sentire colpevole se ti fermi.<br />
E complice se vai avanti a testa bassa.</p>
<p>Oggi credo che l’abilità più rara non sia la motivazione ma sia la lucidità.<br />
Sapere per cosa si fatica.<br />
Sapere quando si sta inseguendo un’idea di successo costruita da altri.<br />
E quando invece si sta partecipando a qualcosa che ha senso, che migliora te, gli altri, e magari anche il pezzo di mondo in cui vivi.</p>
<p>Non è un equilibrio.<br />
È una vigilanza gentile, ma costante.<br />
E una forma di rispetto per sé stessi, per la fatica, per le conquiste vere</p>
<p><a class="LmfeiLKoocWbXCNApouwKExPrfRknwNE " tabindex="0" href="https://www.linkedin.com/search/results/all/?keywords=%23lagrandedifferenza&amp;origin=HASH_TAG_FROM_FEED" data-test-app-aware-link=""><span class="visually-hidden">hashtag</span><span aria-hidden="true">#</span>lagrandedifferenza</a></p>
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		<title>Giovani &#8220;Au Pair&#8221; in Italia: tra scambio culturale e vuoti normativi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Annachiara de Rubeis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Jul 2025 17:30:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SOCIETÀ]]></category>
		<category><![CDATA[au pair]]></category>
		<category><![CDATA[ospitalità di giovani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ospitalità di giovani &#8220;au pair&#8221; Una fotografia del fenomeno, tra prassi diffuse e la necessità di un quadro giuridico chiaro e uniforme a livello europeo L&#8217;ospitalità di giovani &#8220;au pair&#8221; è una pratica consolidata in molte famiglie italiane, soprattutto in contesti urbani e borghesi, dove l’equilibrio tra lavoro e cura dei figli richiede forme flessibili [&#8230;]</p>
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<h1 data-start="157" data-end="219">Ospitalità di giovani &#8220;au pair&#8221;</h1>
<p data-start="221" data-end="344"><em data-start="221" data-end="344">Una fotografia del fenomeno, tra prassi diffuse e la necessità di un quadro giuridico chiaro e uniforme a livello europeo</em></p>
<p data-start="370" data-end="801">L&#8217;ospitalità di giovani &#8220;au pair&#8221; è una pratica consolidata in molte famiglie italiane, soprattutto in contesti urbani e borghesi, dove l’equilibrio tra lavoro e cura dei figli richiede forme flessibili di assistenza domestica. Ma al di là del contesto familiare, il fenomeno si inserisce in una più ampia cornice europea di mobilità giovanile e scambio culturale, spesso poco regolamentata e soggetta a interpretazioni divergenti.</p>
<h1 data-start="803" data-end="828">Chi sono gli au pair?</h1>
<p data-start="830" data-end="1236">Il termine francese <em data-start="850" data-end="859">au pair</em> significa &#8220;alla pari&#8221; e rimanda a un principio di reciprocità: il giovane o la giovane ospite vive con una famiglia, offre un aiuto leggero in casa (soprattutto nella cura dei bambini, ma non necessariamente), e in cambio riceve vitto, alloggio e una piccola somma come &#8220;argent de poche&#8221;, per i più giovani configurata come &#8220;paghetta&#8221; settimanale. L’obiettivo principale non è il guadagno, bensì lo scambio culturale, l’apprendimento della lingua e l’esperienza all’estero.</p>
<h1 data-start="1238" data-end="1278">L’Italia: uso comune, quadro incerto</h1>
<p data-start="1280" data-end="1675">In Italia, l’ospitalità di au pair non è regolata da una legge ad hoc. Il riferimento normativo è piuttosto generico e risale alla <strong data-start="1411" data-end="1503">Convenzione europea del Consiglio d’Europa sul collocamento alla pari (Strasburgo, 1969)</strong>, ratificata dall’Italia con la legge n. 304 del 1973. Questa normativa è oggi considerata datata e e forse non più adatta a disciplinare un fenomeno molto cambiato negli anni.</p>
<p data-start="1677" data-end="2144">Nella prassi, le famiglie ospitano au pair per periodi che variano da pochi mesi fino a un anno, spesso attraverso agenzie specializzate o piattaforme online. I giovani provengono soprattutto da paesi dell’Unione europea, ma anche da America Latina, Ucraina, Georgia e Filippine. Ricevono in genere tra i <strong data-start="1982" data-end="2010">400 e i 500 euro al mese</strong>, con vitto e alloggio inclusi: somme maggiori possono corrispondere a impegni maggiori in famiglia. Non hanno un contratto di lavoro vero e proprio, ma nemmeno uno status giuridico chiaramente definito.</p>
<h1 data-start="2146" data-end="2186">La normativa europea e le sue lacune</h1>
<p data-start="2188" data-end="2635">La Commissione europea, pur riconoscendo il valore interculturale del programma au pair, <strong data-start="2277" data-end="2329">non ha ancora elaborato una direttiva vincolante</strong> che armonizzi le normative nazionali. Alcuni paesi (come la Germania, la Francia e i Paesi Bassi) hanno introdotto regolamenti dettagliati, definendo orari di lavoro (generalmente non più di 30 ore settimanali), livelli minimi di compenso, assicurazione sanitaria obbligatoria e accesso a corsi di lingua.</p>
<p data-start="2637" data-end="2960">In Italia, queste tutele sono affidate alla contrattazione privata e alle indicazioni delle agenzie, con il rischio di scivolare facilmente nell’irregolarità: au pair che lavorano oltre le ore previste, famiglie che non garantiscono l’accesso a un’istruzione linguistica, situazioni di sfruttamento non sempre denunciabili. Importante è prendere accordi scritti e rispettarli con attenzione.</p>
<h1 data-start="2962" data-end="3004">Un&#8217;opportunità da valorizzare (meglio)</h1>
<p data-start="3006" data-end="3426">Secondo i dati raccolti da <strong data-start="3033" data-end="3048">AuPairWorld</strong>, una delle principali piattaforme europee del settore, ogni anno sono alcune <strong data-start="3126" data-end="3159">migliaia le famiglie italiane</strong> che ospitano giovani au pair, anche se non esistono numeri ufficiali aggiornati. La pandemia ha temporaneamente ridotto il flusso, ma la ripresa post-Covid ha riportato in auge la formula, complice anche l’aumento dei costi per servizi di baby-sitting professionali.</p>
<p data-start="3428" data-end="3925">L’esperienza au pair rimane un’occasione di crescita sia per i giovani che per le famiglie ospitanti. Ma richiede maggiore chiarezza normativa, soprattutto per evitare abusi e garantire diritti minimi. Alcune associazioni europee propongono <strong data-start="3669" data-end="3725">l’introduzione di uno &#8220;statuto europeo dell’au pair&#8221;</strong>, con criteri comuni su orari, compensi, assicurazioni e standard minimi di qualità. Un passo necessario, anche alla luce del crescente intreccio tra mobilità giovanile e mercato del lavoro informale.</p>
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<div class="whitespace-pre-wrap">Non è prevista un &#8216;età massima per chi sottoscrive questo genere di contratto. anche se generalmente <strong data-start="4" data-end="93">l&#8217;età massima per partecipare a un programma au pair è 30 anni</strong>, ma il limite preciso può variare a seconda del Paese ospitante e della nazionalità dell’au pair.</div>
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		<title>In Europa 121 milioni di cittadini senza ferie. Un fallimento delle politiche economiche, una frattura sociale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Cordusio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Jul 2025 06:15:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SOCIETÀ]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro povero]]></category>
		<category><![CDATA[rinuncia alle vacanze]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In Europa 121 milioni di cittadini senza ferie Secondo i dati appena pubblicati da Eurostat, non possono permettersi una settimana di vacanza lontano da casa 121,3 milioni di cittadini dell’UE (pari al 27% della popolazione) . È una fotografia allarmante del disagio economico che affligge milioni di europei, non solo pensionati e disoccupati, ma anche [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h4 data-start="266" data-end="790">In Europa 121 milioni di cittadini senza ferie</h4>
<p data-start="266" data-end="790">Secondo i dati appena pubblicati da <strong data-start="295" data-end="307">Eurostat</strong>, non possono permettersi una settimana di vacanza lontano da casa <strong data-start="327" data-end="365">121,3 milioni di cittadini dell’UE</strong> (pari al <strong data-start="375" data-end="400">27% della popolazione</strong>) . È una fotografia allarmante del disagio economico che affligge milioni di europei, non solo pensionati e disoccupati, ma anche lavoratori occupati a tempo pieno, ma con stipendi non più in linea con il costo della vita. La statistica rivela che <strong data-start="652" data-end="714">la privazione di vacanze non è più un indicatore marginale</strong>, ma un segnale strutturale di vulnerabilità economica e precarietà sociale.</p>
<h4 data-start="797" data-end="839">Italia purtroppo prima della lista per <strong data-start="911" data-end="989">rinuncia alle vacanze</strong></h4>
<p data-start="841" data-end="1179">Con un <strong data-start="848" data-end="875">31,4% della popolazione</strong> esclusa da una settimana di ferie (dati 2024) , <strong data-start="911" data-end="989">l’Italia è il Paese europeo con il tasso più alto di rinuncia alle vacanze</strong>, davanti a Romania (30,1%) e Grecia (28,7%). Secondo le stime Eurostat, ciò equivale a <strong data-start="1077" data-end="1111">oltre 18,5 milioni di italiani</strong> privi delle risorse economiche per concedersi un periodo di riposo.</p>
<p data-start="1181" data-end="1505">Si registra tuttavia un leggero miglioramento rispetto al <strong data-start="1239" data-end="1247">2019</strong>, quando la quota superava il <strong data-start="1277" data-end="1284">35%</strong>. Il dato suggerisce un recupero parziale, ma insufficiente a invertire la tendenza. Il divario tra Nord e Sud è ancora marcato: secondo Istat, nel Mezzogiorno la quota supera il <strong data-start="1463" data-end="1470">45%</strong>, con picchi in Sicilia e Calabria.</p>
<h4 data-start="1512" data-end="1550">Il confronto con i grandi Paesi UE</h4>
<p data-start="1552" data-end="1625">Anche <strong data-start="1558" data-end="1570">Germania</strong>, <strong data-start="1572" data-end="1582">Spagna</strong> e <strong data-start="1585" data-end="1596">Francia</strong> presentano numeri elevati. <span style="font-size: 1rem;">In </span><strong style="font-size: 1rem;" data-start="1631" data-end="1643">Germania</strong><span style="font-size: 1rem;">, </span><strong style="font-size: 1rem;" data-start="1645" data-end="1672">17,3 milioni di persone</strong><span style="font-size: 1rem;"> (circa il 21% della popolazione) non possono permettersi una vacanza; i</span><span style="font-size: 1rem;">n </span><strong style="font-size: 1rem;" data-start="1750" data-end="1760">Spagna</strong><span style="font-size: 1rem;">, il dato è di </span><strong style="font-size: 1rem;" data-start="1779" data-end="1808">16,2 milioni</strong><span style="font-size: 1rem;"> (34%); i</span><span style="font-size: 1rem;">n </span><strong style="font-size: 1rem;" data-start="1823" data-end="1834">Francia</strong><span style="font-size: 1rem;">, circa </span><strong style="font-size: 1rem;" data-start="1842" data-end="1869">15 milioni di cittadini</strong><span style="font-size: 1rem;"> sono in difficoltà (22%).</span></p>
<p data-start="1899" data-end="2159">I Paesi con la percentuale più bassa sono <strong data-start="1941" data-end="1951">Svezia</strong> (11%), <strong data-start="1959" data-end="1974">Paesi Bassi</strong> (12%) e <strong data-start="1983" data-end="1994">Austria</strong> (14%). Il divario Est-Ovest è meno netto del passato, con miglioramenti significativi in <strong data-start="2084" data-end="2095">Polonia</strong> (dal 43% al 29% in cinque anni) e <strong data-start="2130" data-end="2141">Croazia</strong> (dal 51% al 32%).</p>
<h4 data-start="2166" data-end="2208">Lavoro povero, inflazione e precarietà</h4>
<p data-start="2210" data-end="2523">La rinuncia alle vacanze non riflette soltanto condizioni di povertà assoluta, ma soprattutto il fenomeno del <strong data-start="2320" data-end="2339">&#8220;lavoro povero&#8221;</strong>: milioni di europei, pur lavorando, non guadagnano abbastanza da sostenere una spesa extra. Secondo <strong data-start="2440" data-end="2453">Eurofound</strong>, il 19% dei lavoratori UE è classificato come “a rischio di povertà”.</p>
<p data-start="2525" data-end="2598">Il contesto inflattivo ha aggravato la situazione. Tra il 2021 e il 2024:</p>
<ul data-start="2599" data-end="2784">
<li data-start="2599" data-end="2672">
<p data-start="2601" data-end="2672">il costo dei trasporti è aumentato in media del <strong data-start="2649" data-end="2658">23,4%</strong> (fonte: ECB);</p>
</li>
<li data-start="2673" data-end="2709">
<p data-start="2675" data-end="2709">l’energia domestica del <strong data-start="2699" data-end="2708">38,7%</strong>;</p>
</li>
<li data-start="2710" data-end="2784">
<p data-start="2712" data-end="2784">l’ospitalità e i servizi turistici del <strong data-start="2751" data-end="2760">15,2%</strong> (fonte: Eurostat HICP).</p>
</li>
</ul>
<p data-start="2786" data-end="2894">Queste dinamiche comprimono il potere d’acquisto delle famiglie, soprattutto quelle monoreddito e con figli.</p>
<h4 data-start="2901" data-end="2928">Le cause della rinuncia</h4>
<p data-start="2930" data-end="3043">Secondo l’analisi di <strong data-start="2951" data-end="2968">Eurostat-SILC</strong>, le principali ragioni dell’impossibilità di permettersi una vacanza sono:</p>
<ul data-start="3044" data-end="3167">
<li data-start="3044" data-end="3087">
<p data-start="3046" data-end="3087">basso reddito disponibile (68% dei casi),</p>
</li>
<li data-start="3088" data-end="3125">
<p data-start="3090" data-end="3125">aumento del costo della vita (21%),</p>
</li>
<li data-start="3126" data-end="3167">
<p data-start="3128" data-end="3167">debiti pregressi o rate in corso (11%).</p>
</li>
</ul>
<p data-start="3169" data-end="3383">A ciò si aggiungono <strong data-start="3189" data-end="3210">fattori culturali</strong>: in molti contesti mediterranei, dove il sostegno pubblico è più debole, la vacanza è considerata un lusso, non un diritto. Questo amplifica il senso di esclusione sociale.</p>
<p data-start="3412" data-end="3480">Negli ultimi anni, alcuni Paesi hanno adottato politiche innovative:</p>
<ul data-start="3481" data-end="3726">
<li data-start="3481" data-end="3567">
<p data-start="3483" data-end="3567"><strong data-start="3483" data-end="3494">Francia</strong>: voucher vacanza per famiglie a basso reddito attraverso l’Agenzia ANCV;</p>
</li>
<li data-start="3568" data-end="3646">
<p data-start="3570" data-end="3646"><strong data-start="3570" data-end="3582">Germania</strong>: incentivi al turismo interno attraverso sgravi fiscali locali;</p>
</li>
<li data-start="3647" data-end="3726">
<p data-start="3649" data-end="3726"><strong data-start="3649" data-end="3663">Portogallo</strong>: “Vacanze sociali” sovvenzionate per pensionati e disoccupati.</p>
</li>
</ul>
<p data-start="3728" data-end="4012">In Italia, misure simili restano marginali. Il <strong data-start="3775" data-end="3817">Fondo nazionale per il turismo sociale</strong>, previsto dal PNRR, è stato ridimensionato nel 2024. Secondo la <strong data-start="3879" data-end="3887">CISL</strong>, occorre destinare almeno <strong data-start="3914" data-end="3936">200 milioni l’anno</strong> per garantire l’accesso al turismo a 2 milioni di famiglie a basso reddito.</p>
<h4 data-start="4019" data-end="4051">Segnali positivi, ma fragili</h4>
<p data-start="4053" data-end="4272">Nel medio termine si registra un leggero trend positivo: in UE la quota di chi non può permettersi una vacanza è calata dal 32,9% del 2014 al 27% del 2024. Tuttavia, la pandemia e l’inflazione hanno frenato i progressi.</p>
<p data-start="4274" data-end="4607">In Italia, iniziative come il <strong data-start="4304" data-end="4329">bonus vacanze 2020-21</strong> hanno avuto un impatto temporaneo, ma non strutturale. Per <strong data-start="4389" data-end="4406">Federalberghi</strong>, servono misure permanenti per rendere le vacanze accessibili, anche attraverso incentivi per il turismo di prossimità, il sostegno al trasporto ferroviario e l’accesso agevolato ai servizi culturali.</p>
<p data-start="4642" data-end="4905">Secondo l’<strong data-start="4652" data-end="4692">Organizzazione Mondiale della Sanità</strong>, il recupero psicofisico attraverso il tempo libero è una componente essenziale della salute mentale. La vacanza non è solo evasione, ma prevenzione del burnout, qualità della vita e coesione sociale.</p>
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